Il Caso: Dove sono le Signature nel Calcio?

Se state leggendo questo post sicuramente avrete visto almeno una partita fra le tante svolte in Brasile in questi giorni, e sicuramente vi sarà caduto l’occhio sulle scarpe che indossano i giocatori. Una domanda almeno ve la sarete fatta. Ma partiamo dall’inizio.

Prima partita, Brasile-Croazia. Ai piedi dei giocatori c’erano tutte le scarpe che vedrete nel corso del mondiale. Nike Mercurial Superfly IV, Nike Magista Obra, Nike Magista Opus, Puma evoPower Trick, e il “Battle Pack” di adidas. Si ok, non sono 3 scarpe, sono comunque una vasta gamma di scarpini. Il problema è la grandangolarità (passatemi il neolinguismo) dell’inquadratura che non permette di fruire totalmente delle differenze ad esempio tra Magista Opus e Obra o tra due modelli diversi del Battle Pack.

In realtà devo dirvi che in un certo senso le Signature esistono da molto, basti pensare alle scarpe che il signor Ronaldinho ha tirato fuori dalla valigetta per colpire quattro traverse consecutive in quel tanto bello quanto falso video. Ma più recentemente alle scarpe maculate di Cristiano Ronaldo o alle scarpe celebrative per Messi. Il problema è che sono scarpe usa e getta, i giocatori le mettono in una partita per qualche commemorazione e poi tornano con le loro scarpe. E le “loro scarpe” non sono scarpe che indossano solo loro, non c’è scritto adidas Messi 5 o Nike Cristiano Ronaldo 3.

Perchè?

Le motivazioni sono molte e a mio modesto parere alcune sono troppo semplici per essere considerate veramente tali. Il calcio è uno sport che trascina veramente tanto, forse troppo, gli animi di un popolo o di una nazione. E’ quasi riduttivo chiamarlo sport, perchè purtroppo le masse eterogenee (nel senso dispregiativo se ce n’è uno) di gente lo hanno caricato di odio, rabbia, rivalità infinite e altri sentimenti a cui hanno tolto l’attributo “sportivo/agonistico” affianco. Questo determina la nascita dell’odio verso il top player che gioca in una squadra diversa dalla tua. Quindi perchè mai si dovrebbe far uscire una scarpa di Cristiano Ronaldo se poi i tifosi delle altre squadre non le compreranno? Beh questa è una di quelle motivazioni che secondo me non sta in piedi. CR7 ha 27 milioni di followers su Twitter (giusto per fare come i media veri, che hanno preso Twitter come una piattaforma per le interviste gratis e ci fanno addirittura i servizi). Di questi 27 milioni molti lo odieranno, molti saranno squattrinati, molti non giocheranno a calcio, molti avranno già altre scarpe, ma almeno un milione di fan duri a morire che vogliono le sue scarpe sarà rimasto o no?

Nel corso del tempo abbiamo visto inoltre come molti scarpini ogni anno cambiassero solamente la colorazione, non c’è mai stata una differenza sostanziale tra il modello precendente e il modello successivo. Ovviamente escludendo l’avvento nel calcio di Flyknit e Primeknit, rispettivamente Nike e adidas che hanno iniziato a sfatare la verità che ho detto poc’anzi.
A mio modo di vedere sono cambiati i tempi, ora c’è una generazione di calciatori piu tecnologizzati in quanto a attrezzature e più propensi all’hype rispetto a quella di 10 anni fa.

La verità, anzi la mia verità è che le signature shoes nel calcio non ci sono state perchè non ce n’era bisogno. Beckham, uno dei precursori della ricerca della perfezione estetica, non ha mai avuto una sua scarpa, ma solo una sua colorazione. Ci sono state delle scritte sulle scarpe, sullo stile di NikeiD, dedicate alla moglie, al figlio, o magari al proprio nome, ma impossibili da riconoscere a più di 20 metri. La verità è che solo ora, vuoi per marketing o perchè è questa la linea del progresso, c’è la voglia e la possibilità che uno scarpino Nike sia totalmente diverso da uno della Umbro.