Il Caso: Nike cita in giudizio i suoi vecchi designer

Vi ricordato quando vi abbiamo raccontato una piccola e breve storiella su tre piccoli e insignificanti designer dello Swoosh? Se si, vi ricordate male, leggete qui per capire di chi parlo.

Bene, ora sapete che Marc Dolce, Denis Dekovic e Mark Miner hanno lasciato Nike e sono andati con adidas. Relazione finita, pochi abbracci e tante occhiatacce. Ma no ragazzi, non vi accapigliate!

E invece si stanno accapigliando eccome, con Nike che ha deciso di citare in giudizio i tre designer. Nike sostiene che la loro dipartita era premeditata già da Aprile (quando erano ancora ampiamente sotto contratto Nike) e che fino alla effettiva dipartita i tre designer abbiano fatto trapelare progetti e brevetti dello Swoosh al marchio con le tre strisce e di esserne in segreto contatto.

Il non-compete agreemen ovvero l’accordo fra brand e designer di non contattare aziende competitor sarebbe dunque stato violato, e Nike chiede un risarcimento di ben 10 milioni di dollari. I brevetti riguarderebbero i piani per i prossimi anni di Nike nel campo del running, nel calcio e nello sportswear, dove i tre campeggiavano.
L’accusa sostiene inoltre che i tre hanno tentato di depistare le tracce cancellando messaggi ed e-mail dai loro telefoni e portatili di lavoro e che addirittura adidas sapesse del “non-compete agreement” e che fosse disposta a pagare qualsiasi bega legale. Nel contenzioso rientra anche lo studio adidas di Brooklyn, nel quale i tre lavoreranno a partire dal prossimo anno, ispirato (sempre secondo Nike) al Nike Kitchen Innovation.

E gli altri che dicono?
I tre dell’Ave Maria trovano le accuse di Nike offensive e dicono che mai avrebbero fatto una cosa che va a discapito di un brand che tanto hanno amato come lo Swoosh. Durante la loro carriera ammettono di aver messo il lavoro con Nike davanti anche alle loro stesse famglie, e aggiungono che quelli di Beaverton dicono falsità o mezze verità ingannevoli. Concludono il loro comunicato dicendo che non vedono l’ora di lavorare con adidas appena il non-compete agreement cesserà.

Una cosa è certa: un essere umano non ha la facoltà di cambiare in modo totale, da un momento all’altro. Per quanto i settori di loro competenza siano in continuo movimento, non ci possiamo proprio aspettare che i loro progetti con Nike siano totalmente differenti dai primi progetti con adidas. Oppure saranno capaci di regalarci stravolgimenti? Metteremo a prova la loro bipolarità lavorativa, non appena avremo modo di dare un’occhiata ai primi schizzi e disegni.