Il Caso: Obiezione Vostro Onore!

Nike è stata citata in giudizio. Brutta roba penserete, magari qualche storia di brevetti rubati, magari lo Swoosh in realtà l’ha pensato Adolf Dassler, magari il Flyknit lo facevano le mondine negli anni ’50… Niente di tutto questo.

Quante cose si possono fare con una scarpa? Non molte più di quella per cui è nata giusto? Bene, quello che leggerete è successo davvero.

Nella lontana Portland un giudice si è visto arrivare sulla cattedra una causa da 100 milioni di dollari intentata da un protettore, proprio A Pimp, contro Nike. Egli sosteneva che la casa di Beaverton avrebbe dovuto avvisarlo che le sue Air Jordan potessero essere un arma contundente, avrebbe dovuto affiancare la scarpa (plausibilmente su tutte le scarpe, allora) con un’etichetta che informa il consumatore che l’oggetto può essere pericoloso.

Perchè?

Sirgiorgio Sanford Clardy, 27 anni, durante una colluttazione con un cliente non pagante ha preso a calci il volto del malcapitato con le sue scarpe, provocandogli seri danni: diversi punti di sutura e un intervento di ricostruzione del setto nasale. Gli avvocati di Nike si sono fatti portatori sani di ovvietà, parlando per un totale di 90 secondi durante tutto il processo, dicendo che la scarpa non ha difetto pericoloso né mette in pericolo terzi quando queste vengono usate per il loro scopo.

Nulla da obiettare, ma non per Clardy. Ha parlato per ben 23 minuti interrompendo spesso e volentieri il giudice al quale ha cercato di spiegare i motivi della sua non colpevolezza. Ha inoltre chiesto un avvocato ma essendo un processo civile non gli è stato assegnato.
Il giudice è riuscito a trovare un momento di pausa tra il delirio di Clardy e ha finalmente respinto la causa commentando: “Avete sprecato il mio tempo qui, signor Clardy. Abbiamo fatto di tutto per darvi una possibilità”.

Ora… Il mondo è bello perchè è vario, ma a tutto c’è un limite.

Il Caso: Obiezione vostro onore

Photo Credits: Oregon Live