Jordan I e Stefanel Trieste: la storia

Correva l’anno 1985.
25 Agosto, 25 come i gradi che, verso sera, si percepivano ancora sul lungomare adriatico.

Città dalle mille facce, da sempre legata alla pallacanestro, Trieste si riaffacciava tra le outsider del campionato italiano di A1, dopo la recente acquisizione della società dall’imprenditore tessile Giuseppe “Bepi” Stefanel – tifoso sanguigno prima ancora che sponsor tecnico – un marchio che avrebbe poi portato la società triestina, seppur per pochissimi anni (prima del trasferimento a Milano dell’intero roster per contrasti con la dirigenza cittadina), nell’elite del basket italiano.

1985 was the year. 25th of August, the day. 25 as the degrees that you could still feel in that evening on the Adriatic seaside.

A city with thousand faces and since ever bound to basketball, Trieste just had its home team peeping out among the Italian top league, the Serie A1, thanks to textile and clothing entrepreneur Giuseppe “Bepi” Stefanel: a true basketball fan, more than a mere businessman sponsoring the team, under whose lead the team would, some years later, reach the elite of Italian basketball, just before getting transferred to Milan following some unresolved disputes with the city authorities.

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Se la squadra faticava ancora a mantenersi al passo del resto della serie A1, la passione dei triestini per la palla a spicchi non conosceva cedimenti di sorta. E quella sera gli appassionati che affollavano gli spalti del glorioso Palazzetto di Chiarbola, invece di gustarsi uno spritz o un gelato sulle Rive, stavano per vivere un’esperienza che non avrebbero mai più dimenticato.
Un momento…chi è il primo giocatore in basso a sinistra? Riconosco le scarpe, ma…

If their home team was struggling to stay in the top league, Trieste basketball fans’ passion and commitment have never ceased and on that night, those who had chosen to crowd the glorious Chiarbola hall, instead of strolling on the sea front eating an ice cream, were about to live an experience they would never forget, hosting the future brightest star…

Trattamento da star, eppure Rookie

Un giovane atleta statunitense, appena ventidueenne, era sbarcato nel Bel Paese con il suo sponsor, per pubblicizzare qualcosa che fino ad allora pareva un azzardo: la propria linea di scarpe. Tre le partite in programma nel mini tour organizzato da Nike: Trieste, Roma e Caserta. Quella sera, a Trieste, il programma prevedeva un’amichevole tra Stefanel e Juve Caserta.
Ma un’altra sfida interessava ancora a Michael: sebbene non l’abbia mai effettivamente ammesso, Jordan venne in Italia anche per affrontare uno dei più grandi tiratori dell’epoca, quell’Oscar Schmidt che per poter continuare a giocare per il suo Paese (il Brasile) aveva rinunciato ad andare nella Nba, pur essendo stato draftato da New Jersey. 

A young American athlete, 22 years old, was touring the Bel Paese for his sponsor to advertise something that many would consider a risky idea: his own signature shoes. Three were the games planned by Nike in this Italian mini-tour: in Trieste, Rome and Caserta. On that night, in Trieste, they planned an exhibition game between Stefanel Trieste and Juve Caserta.
Yet, Michael Jordan (yes, HE) was interested in another challenge: even if he never admitted it, he came to Italy to play against one of the greatest shooters of that time, Oscar Schmidt, Brasilian player who, drafted by the New Jersey Nets, had to give up to the NBA in order to be able to keep playing with his national team.

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Il protocollo prevedeva che MJ giocasse metà partita con i padroni di casa e metà con gli ospiti: ma, si sa, Michael non amava i protocolli, come dimostrò anche in seguito, e volle a tutti i costi disputare l’intera gara con la Pallacanestro Trieste. Arrivato inizialmente nello spogliatoio degli ospiti circondato da uno stuolo di assistenti, ai quali bastava un “socks, please” per scattare tutti sull’attenti. 

According to the official program, MJ was supposed to play the first half with the home team and the second one with the guest one, but Michael, as he would also show later in his career, never liked protocols and insisted to play the whole game wearing Stefanel Trieste’s jersey, after making his first appearance in the guest team locker room, surrounded by a crew of assistants ready to snap at his orders.

Dopo aver svolto una prima parte di riscaldamento con i colori bianconeri decise che non era roba sua: nessuno saprà mai dare una spiegazione precisa e definitiva, ma ad un certo punto Jordan decise che lui a Trieste avrebbe giocato solo per la squadra di casa; e così fece. Alcuni testimoniano che decise così perché preferiva giocare con i più giovani cestisti nelle fila triestine, o forse chissà, gli piacevano i colori delle maglie che ritroviamo in queste Air Jordan I…
Cambio di spogliatoio, dunque: entra nello stanzone accanto ai vari Colmani, Collarini, Zarotti, Bertolotti, Francescatto, Bobbicchio, Lucantoni, Vitez e Otis Howard, guidati all’epoca da Coach Santi Puglisi. Le voci dei compagni-per-un-giorno raccontano di un Jordan “cortesemente sorridente” molto alla mano, mentre i nostri, da buoni europei freddi, avevano quel digrignare di denti che nasconde imbarazzo ed emozione, ma che trovarono però il coraggio di chiedere: “Fai qualche allenamento particolare, per saltare così tanto?” ed il sorriso di risposta accompagnò un “Oh no, only my mum” giustificando così semplicemente le molle muscolari che lo sostenevano.

After warming up with the black and white jersey of the guests, then, he decided that it was not his thing and, without further explanations, chose to play the whole game with the home team. Some say it was because he liked to play among the many young Trieste players or, who knows, maybe he liked the orange and the black of their jerseys, colors which we now find in this special Air Jordan I colorway.
Change of locker room: Michael enters the other one and joins Colmani, Collarini, Zarotti, Bertolotti, Francescatto, Bobbicchio, Lucantoni, Vitez and Otis Howard, together with the coach, Santi Puglisi. According to their reports, Jordan was “kindly smiling” and very easy-going, while his European teammates-for-a-day were a bit cold, trying to hide their awkward feelings behind forced smiles. Yet, someone found the courage to talk to him, asking if he followed some special training routine to develop his incredible elevation, and he replied with a big smile “Oh no, just my mom”, justifying his physical predominance as a gift of nature.

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Michael con l’arbitro friulano Giorgio Gorlato

 

Tra i ranghi della Juve Caserta possiamo annoverare un giovane Sandro Dell’Agnello, che proprio durante questo torneo si tolse una soddisfazione mica da poco: le scarne cronache dell’epoca infatti, unitamente alla vulgata popolare e riverberata oggigiorno sui social, raccontano di una clamorosa stoppata rifilata dall’ala livornese a His Airness.

Among Juve Caserta, the guest team, we can spot a young forward named Sandro dell’Agnello, later destined to become one of the best Italian players ever. In this game, though, he managed to achieve something quite unique: the scarce reports and the many told tales, filtered through the years and reflected nowadays on the social networks, tell about a sensational block performed by the young player from Livorno on His Airness.

Accadde che…

All’epoca, negli stereo dei giovani muli (ma non solo), suonava una hit italo-dance a firma Moses: We Just (Our Revolution) e rivoluzionario era lo stile di gioco con cui si vede, negli sgranati filmati d’epoca, Jordan scendere in campo con movenze feline e letteralmente scherzare con gli altri giocatori, che sembrano davvero appartenere ad un paio di categorie inferiori, pur essendo professionisti “certificati”.
Il doppio della velocità, il doppio dell’atletismo, ball handling da un altro pianeta e un verticalismo ancora mai visto da questa parte dell’Atlantico: era il Jordan prima maniera, una belva sul parquet che giocava uno sport a sé stante, primeggiava nella classifica marcatori di un’NBA ai tempi regno assoluto di Magic e Bird. Figuratevi cosa poteva succedere in una partita amichevole in Italia…

In those days the No.1 hit was a typical 80’s disco track by Moses: “We Just (Our Revolution)”. And revolutionary was also the way of playing basketball showed by Jordan: in the 30-year old, grainy footage we can see his feline-like movements on the parquet, literally kidding the other players who, despite being all pros, next to him look like they belonged to a couple of categories below. Double the speed, double the athletic prowess, his out-of-this-world ball handling and his elevation had not yet been seen on this side of the Atlantic: it was the first Jordan, a real hardwood animal who played a sport of its own, leading the scoring chart of an NBA at that time ruled by Magic and Bird. Figure him playing in an Italian exhibition match…

Ed infatti avviene l’incredibile: passa un’ora dall’inizio della gara e Michael, con un’energia che in pochi avevano mostrato sinora nei palazzetti europei, ha già un bottino di più di venti punti. Ed è soltanto un’amichevole.
Riceve palla dal play, la mette giù, un palleggio e poi via, dalla linea del tiro libero a schiacciare sulla testa di un malcapitato Tato Lopez. Ma la foga ed il guizzo di His Airness stavolta sono più energici del solito: i ferri italiani sono ben lungi da essere ancora adattati alle norme americane delle molle e dunque il tabellone, già sottoposto più volte durante la serata a sforzi non indifferenti, cede. Una cascata di cristalli invade l’area, sfiorando solamente Jordan (lo hanno evitato deliberatamente, forse per rispetto?) ma procurando una lacerazione dei tendini della mano a Lopez e diverse ferite meno gravi a Petro Generali.

And the unbelievable actually happened. Approximately one hour into the game, MJ had a score of 20 pts., showing a yet unseen energy on the court.
He got the ball, put it down for a devastating first step and took off, slamming it and posterizing a certain Tato Lopez, Portorican player. Yet, his energy and his drive were just too much for that poor old board (in Italy, in those years, there were still no breakaway rims) which exploded in a cloud of glass. Jordan got away without a scratch (someone likes to joke, saying that those glass sherds had “too much respect to hit him”), while the poor Lopez got a bad cut at his hand and another player, Petro Generali, got slightly injured as well.

 

 

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Fu l’apoteosi: dopo essere riuscito a zittire l’intero palazzetto per qualche secondo, ed aver prestato le necessarie cure ai feriti sul campo, l’amichevole riprese in una bolgia, se possibile ancor più appassionata. Quel che si ricorda poi, è un Jordan in maglia nero-arancio che fallì il jumper della vittoria allo scadere, mandando l’incontro all’overtime. Chi c’era, racconta di qualche tifoso triestino che, lungi dal perdonare un qualsivoglia giocatore americano atterrato poche ore prima in elicottero nel parcheggio del Palachiarbola, sbottò: “No te xe pol fidar de nissun!” (non ti puoi fidare di nessuno)”.

The whole place fell silent in awe. After a short break to sweep away glass fragments and cure the injured, the match went on in an even hotter atmosphere. Chronicles report that later Jordan missed the clutch shot to win the game, which continued into the overtime. Someone told that an old fan, sitting in front of him, stood up and commented: “You really can’t trust anybody!” There was clearly not enough trust in that young American player, arrived just few hours before in an helicopter landed in the stadium parking lot.

Per tutti gli appassionati di basket (e di sneaker) della Venezia-Giulia e italiani, questa colorazione di Jordan I sarà di certo un bel momento per ricordare ciò che avvenne quel 25 Agosto 1985, quando l’Europa e l’Italia della pallacanestro erano terreno ambito di conquista, in grado di regalare forti emozioni anche ad un fresco Rookie NBA che di lì a poco si sarebbe affermato come stella assoluta del basket: un arancio-nero su tela bianca nel primo storico modello di Air Jordan, condito dalle solette che inquadrano in primo piano quel ferro e quella retina letteralmente portati a casa dal giovane talento di Chicago. 
Nessuna notizia ufficiale, ma si chiacchiera del 23 Maggio, presto avrete conferme o smentite!

For any basketball and sneaker fan in Italy, and expecially for those born and living in the Trieste region, this new AJ1 colorway will surely be a great way to celebrate what happened on that distant 25th of August 1985, when Europe and Italy where just new territories to conquer for a rising star of USA basketball: orange and black panels on white background, homaging Stefanel Trieste’s jersey, and the insoles showing a shattered board and the net, to remember that legendary tomahawk dunk from the young Chicago star. 
There are no official news but someone says May 23, stay with us to know if that’s true or not!

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Photo Credits: Stefano Rigo, Megabasket, Messaggero Veneto, shouLee81, us11hustla

 

Chi è alla tastiera in questo momento non era neppure nato, ma parenti ed amici appassionati di pallacanestro c’erano. Per questo articolo dunque non posso che ringraziare Giacomo, già parte di SNKRBX nelle traduzioni, e tutti gli altri che hanno contribuito alla realizzazione del pezzo.

Who’s writing was not even born at that time, but some relatives and basketball fans were there. For this article, therefore, I would like to thank Giacomo, who’s already collaborating with SNKRBX with his translations.