L’irripetibilità della sneaker free agency di Kobe

Correva l’anno astrale 2002 quando Kobe Bryant sborsava 8 milioni di dollari ad adidas per uscire dal contratto sulle sue sneaker; sapeva ci fosse una clausola che lo obbligava a non firmare con un altro brand fino al 15 Giugno 2003, ma dopo i 3 anelli consecutivi Kobe non si fermava davanti a nulla.
Quella piccola clausola aggiunta al divieto di indossare lo stesso brand per più di tre partite consecutive hanno contribuito a cambiare il mondo dello sneakergame per sempre.
Fra i motivi che lo spinsero ad un gesto senza precedenti è lecito ricordare che poco dopo l’uscita delle The Kobe II lui stesso, non apprezzandole, tornò ad indossare il modello precedente dopo qualche prova. Se sul parquet le Kobe II non ebbero fortuna, nei negozi la situazione fu simile se non peggiore: le scarpe rimanevano sugli scaffali, nessuno le voleva.
Nel suo unico anno di sneaker free agency il Mamba Nero era venerato da tutti i brand più in voga al momento, erano ben contenti di fargli trovare una US14 PE pronta sull’uscio di casa (e così fecero).

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AND1, Reebok, Air Jordan, Nike, Converse e chi più ne ha più ne metta; PEs, custom, release esclusive ed alcune anche parecchio misteriose; diciamo la verità, se i blog di sneaker fossero esistiti sarebbero tutti letteralmente impazziti solo per cercare le foto delle sue scarpe ogni notte.

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Kobe si tolse ogni sfizio, non facendo mai capire quale fosse il suo marchio prediletto: AND1 era molto in voga e gravitava intorno a talenti come Kevin Garnett e Vince Carter, Nike sembrava la meta preferita di molti e Reebok era forse al suo massimo apice storico. Sembrava stesse per firmare proprio con Reebok ma il piano saltò ed andò ad apporre la sua sigla sotto lo Swoosh di mamma Nike un mese dopo la firma di LeBron James.

Il resto è storia.

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Nel 2015 la lista degli “sneaker free agent” è lunghissima ed annovera anche degli ottimi nomi ma ciò che fece Bryant ora ha dell’impensabile; in un periodo storico in cui si cerca di essere un grande pesce in un piccolo acquario, moltissimi giocatori hanno preferito abbandonare brand maggiori nei quali non primeggiavano per diventare punte di dimanate di brand minori od emergenti.
Kobe non era alla ricerca di un contratto da capogiro ma di un brand che lo soddisfacesse.
Quel 23enne con già 3 anelli in mano, aveva, è proprio il caso di dirlo, tutti ai suoi piedi.

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Photo Credits: Sneaker News, Sole Collector