NBA Draft Rookie Selection: i tre Brand principali scelgono i loro futuri Testimonial

E’ passato ormai diverso tempo dal Draft NBA e le prime analisi, anche in base agli scambi che le franchigie hanno già effettuato, stanno delineando e fornendo chiavi di letture sulle scelte. Ma più che su un’analisi tecnica dei giocatori, vorrei soffermarmi su chi calza in maniera più copiosa i giocatori e sulle loro scelte: adidas, Jordan Brand e per ultima Nike, tralasciando per un momento gli altri e concentrandoci su questi tre brand che si sono aggiudicati i favori delle prime sette scelte.

adidas – Inizio con il botto

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Ha puntato in maniera decisa su questo Draft senza mezzi termini, in tanti hanno indicato questo come un anno da ricordare, simile al 2003 per intenderci e il brand di origine tedesca ha voluto accaparrarsi i migliori. Capire quanto queste previsioni si avvereranno è difficile, il tempo e il destino ci daranno una risposta: adidas non è rimasta ad aspettare e ha voluto puntare tutte le sue fish a questo giro: Wiggins, Embiid, Exum e Smart vestiranno le tre strisce l’anno prossimo. L’obbiettivo, ormai dichiarato, è quello di recuperare il gap con Nike e Jordan Brand nei prossimi anni e per farlo hanno deciso di firmare 4 fra i migliori Top 7 Rookie disponibili, 2 addirittura fra i primi 3 (Wiggins ed Embiid).

Wiggins, prima scelta dei Cavs e scambiato successivamente per Kevin Love, ha già rilasciato dichiarazioni di fuoco sulla trade e se mai avesse bisogno di motivazioni, ecco, diciamo che dovrebbe averne fatto il pieno. Embiid invece è una mezza incognita. Il suo infortunio gli ha fatto perdere probabilmente due posizioni, scelto alla tre da una enigmatica Phila, potrebbe rivelarsi un centro come non se ne vedeva più da decenni. Ma il rischio di foldare rimane alto se la frattura gli comporterà problemi futuri di stabilità e gioco dei piedi ad esempio. Smart ha stupito qualche insider che se lo aspettava più in alto nelle chiamate, è stato infatti scelto da Boston alla #6. Potenziale enorme, franchigia storica, ottimo mercato in chiave futura. Exum chiude il poker: australiano, play, talento puro e grandi doti da passatore. I Jazz non possono offrire una grande vetrina a livello mediatico e in effetti potrebbe non partire con la palla in mano. Dopo questa breve analisi andiamo al sodo: adidas, come detto, ha dichiarato le proprie ambizioni di dominare il mercato e per farlo, la politica dei giovani e forti potrebbe essere quella giusta. Hanno la prima scelta, un centro tecnico e due point guard molto diverse fra loro. Ha infilato le mani nella marmellata e ha cercato di spalmarne il più possibile sulla propria fetta di pane.

Jordan BrandAll-in sul #2

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Il Jumpman si è focalizzato su un solo obbiettivo: Jabari Parker. Seconda chiamata assoluta, è finito ai Bucks di Milwaukee. Per alcuni il primo dei delusi: Parker per molti opinionisti potrebbe rivelarsi quello maggiormente pronto ad entrare nella lega, un nba-ready insomma, candidato numero uno per il premio di matricola dell’anno. Jordan Brand potrebbe aver fatto queste considerazioni al momento della scelta sul quale giocatore accasarsi: un protagonista da subito nella propria franchigia che potrebbe rilanciare, dopo un periodo di purgatorio, i Bucks al suo primo impatto sulla lega. Anche in questo caso Milwaukee non è da considerarsi un big market e questo potrebbe incidere sull’appeal che il giocatore potrebbe sulle vendite delle scarpe che andrà ad indossare. Retro o nuovi modelli? Crediamo entrambi. In tanti lo aspettano ai nastri di partenza caricato a palla.

Nike – Movimenti sottotraccia.

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Capire la politica che ha attuato Nike non è del tutto semplice. In questo Draft ricco di talento si è fatta sfuggire i nomi migliori. Perché? Possiamo fare delle ipotesi. Probabilmente la questione è meramente economica: adidas potrebbe aver deciso di irrobustire le sue offerte per orientare le scelte, mettendo sul piatto della bilancia delle cifre superiori. E’ probabile che in Oregon non abbiano ritenuto i diversi prospetti presentati al Draft così meritevoli di essere accorpati al loro brand? E’ da escludere, il talento stavolta era parecchio. Qualcosa ha comunque portato a casa, andiamo a capire chi sono.

Partiamo dalla settima scelta: Julius Randle. Accasatosi ai Lakers, potrebbe essere il nuovo volto della franchigia californiana per un futuro senza Kobe. Mitch Kupchuk, GM di LA, si è detto sorpreso di averlo trovato ancora disponibile a quel punto del Draft. Talento e fisicità, vedremo se saprà replicare il suo rendimento al piano di sopra. Parliamo però dei Lakers, franchigia sulla quale le luci della ribalta saranno sempre puntate e questo Nike lo sa: una buona annata di Randle potrebbe davvero metterlo al centro di ogni dibattito sul futuro della franchigia e farlo emergere mediaticamente rispetto al resto delle matricole. Di certo all’inizio sarà un osservato molto speciale. Il secondo giocatore a firmare per lo Swossh è stato Aaron Gordon, scelto alla #4 da Orlando. Dominatore nella propria metà campo, talento offensivo ancora da verificare in ottica NBA. L’ultimo ad aver firmato in questo settebello di esordienti che vi abbiamo presentato, anche il suo futuro è tutto da definire: in tanti dopo averlo visto nei workout prima del Draft sono rimasti soddisfatti ma dovrà di mostrare di avere le skill per poter competere con le migliori ali della lega. Due prese diverse da parte di Nike, due underdog (anche se parliamo sempre della quarta e settima scelta assoluta) che puntano a stupire tutti i propri detrattori.

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Nike comanda sul mercato delle sneaker e di certo non aveva bisogno dei più forti in assoluto per estendere l’egemonia. Potrebbe preparare una ricca offerta qualora qualcuno del lotto esplodesse per davvero nella lega e decidere di aumentare gli zeri nell’assegno per schierarlo fra le proprie fila. Ma di questo ne riparleremo in seguito.