NBA Feet: Edizione Playoff, Finale, Gara 7. Heat Vs Spurs

Alla fine la Nike aveva ragione… LeBron James e i suoi compagni hanno vinto il titolo NBA per il secondo anno consecutivo, come pronosticato con l’uscita delle Nike LeBron X Low presentate nelle nostre rubriche in questi giorni.
Al di sopra di ogni critica, LeBron zittisce tutti i suoi detrattori con uno score da dominatore: 37 punti, 12 rimbalzi, 4 assist e un paio di rubate.

E in un Amen passa dall’essere il colpevole delle sconfitte di Miami ad assoluto e indiscutibile campione, questo secondo i Media americani. Tirando le somme a tre anni dalla tanto contestata “The Decision”, il Prescelto raccoglie tre finali di cui 2 vinte e soprattutto in tutte e due le vittorie risulta essere l’MVP delle Finals: obiettivo raggiunto.
Ovviamente il numero 6 della squadra della Florida non ha giocato da solo, affiancato dal resto del Big Three ha condotto per mano i compagni in questo viaggio vincente.
D-Wade dopo una serie di Playoff che lo avevano visto in ombra, per via dell’infortunio al ginocchio, è tornato ad essere il giocatore che nel 2006 era stato dominante per i suoi Heat. Flash anche in Gara 7 si è fatto valere e come LBJ ha nel tabellino una doppia doppia da 23 punti e 10 rimbalzi.

Chris Bosh non ha avuto sicuramente l’impatto offensivo che ci si aspettava da lui, ma l’ex stella dei Raptors ha saputo mantenere un’intensità difensiva che ha messo in difficoltà tutte le squadre incontrate dagli Heat nella post-season.

Di certo il resto del roster a disposizione di Eric Spoelstra ha saputo dare, in momenti differenti, il proprio supporto ad ogni singola vittoria. Quando si ha in campo tanto talento in ogni ruolo, come ha la squadra di Miami, il difficile è saperli amalgamare bene tra loro, la parte tecnica poi è relativamente semplice.
Non deve essere stato facile, per il coach di origine Filippine, saper tenere a bada giocatori con doti tecniche e soprattutto caratteri sopra le righe. Esempio eclatante l’arrivo proprio per i Playoff di Chris “The Birdman” Andersen, personaggio dal particolare aspetto disciplinare, riuscito ad amalgamarsi con il resto della squadra e a risultare uno degli innesti più efficaci.

Note di merito anche per un veterano come Ray Allen, venuto a Miami proprio per conquistare nuovamente il titolo dopo quello del 2008 con i Celtics. Missione compiuta anche per lui. Non molto felice della sua esperienza, quasi mai in quintetto di partenza, ma alla fine decisivo nelle partite più importanti come Gara 6.
Onore anche agli sconfitti. Certo non una squadra piena di appeal nel classico stile NBA, ma di certo tecnicamente una delle migliori squadre della lega. Orchestrata da un genio della tattica come Greg Popovich, il miscuglio multietnico dei San Antonio Spurs merita tutto il rispetto del mondo cestistico e soprattutto quello dei propri avversari, come giustamente sottolineato da Spo durante la premiazione.

Particolare menzione per il numero 21 della squadra texana, quel Tim Duncan che a 37 anni ha saputo essere il trascinatore dei suoi, l’uomo delle doppie doppie, un avversario onesto e tecnicamente inequiparabile. Tra l’altro uno dei più abbattuti nel dopo partita, dove ha risentito troppo del layup sbagliato a pochi secondi dalla fine. Probabilmente non sarebbe cambiato il risultato finale ma Duncan è un vero leader ed un vero leader si prende sempre più responsabilità per far star meglio i propri compagni.
Forse con questa sconfitta cocente si è veramente chiuso un discorso generazionale per la franchigia di San Antonio, con Duncan vicino al ritiro ed altre pedine che potrebbero muoversi.
C’e’ da dire che in questa serie San Antonio è rimasta anche handicappata dalla presenza in campo di un Tony Parker a mezzo servizio per via dell’infortunio alla coscia. Va dato al franco-belga che molti suoi colleghi superstar si sarebbero seduti in panchina per non rischiare oltre, mentre lui ha continuato a giocare seppure in condizioni fisiche svantaggiate rispetto agli avversari.
Tra le ottime notizie per gli Spurs ci sono un paio di giocatori realmente esplosi durante questa stagione. Prendiamo ad esempio Kawhi Leonard e Danny Green, due giovani che fanno ben sperare il management dei texani per un futuro da ricostruire.
Si conclude così, con una Gara 7 bellissima ed equilibratissima fino alla fine, così come tutta la Serie, la stagione 2012/2013 che è stata segnata dagli infortuni dei giocatori più famosi… ma è stata sempre spettacolare e avvincente.
NBA Feet conclude qui i suoi speciali sui Playoff, ma state sempre in campana perché siamo certi che il mondo NBA ci riserverà ottime sorprese anche nella pausa estiva.

STAY TUNED!

LeBron James (Nike LeBron X PS Elite PE) chiude una stagione perfetta con una doppietta , così come lo scorso anno, MVP in Regular e Post Season per lui. Continuano a sprecarsi fiumi di inchiostro su di lui, ma il giocatore proveniente da Akron, Ohio, dimostra a tutti il suo valore con i risultati.

Kawhi Leonard (Nike Air Max 2013 “Dark Grey”) una della più belle novità per gli Spurs in questa stagione, un giocatore sul quale ricomiciare a costruire un futuro per gli Speroni texani. Chris Bosh (Nike Hyperposite PE), forse il miglior difensore dei suoi, altalenante il suo contributo in attacco, rimane uno dei punti cardine di questi Heat.

Dwayne Wade (Li-Ning Way of Wade Encore “Gold Rush”) eroico nonostante gli infortuni alle ginocchia, terzo titolo nella sua Miami.
Tim Duncan (adidas CrazyQuick PE) semplicemente fantastico. Nella diciassettesima stagione in NBA, il caraibico si permette una media di 18.1 punti e 10.2 rimbalzi nei Playoff. MO-NU-MEN-TA-LE.

Tony Parker (Peak Team Lighting PE) cocnlude la stagione claudicante. Il suo sacrificio fisico ha aiutato gli Spurs a combattere fino all’ultimo secondo contro la corazzata Heat.

Manu Ginobili (Nike LeBron X “Prism”) è stato forse uno dei più contestati tra gli Spurs. Ha giocato partite splendide, come Gara5 e altre meno, come Gara 6. Ma alla sua età è difficile tenere i ritmi del gioco viste le sue continue accelerazioni.

Ray Allen (Air Jordan XX8 PE) arriva al suo obiettivo. Lascia nell’estate del 2012 i Celtics per vincere ancora, approda a Miami e ci riesce. Ora per lui si parla di un ritorno in Bianco/Verde.

Shane Battier (Peak Battier VII PE) ha dato agli Heat apporto difensivo e molto carattere con una prestazione monstre in Gara 7.

Chris Andersen (Nike LeBron X “Home”). Questa immagine riassume perfettamente quello per cui il Birdman è stato scelto dagli Heat. Portare pressione fisica e mentale sui propri avversari. Missione compiuta per il numero 11 degli Heat, che cercherà conferme nella prossima stagione.

Mario Chalmers (Spalding Threat PE) è stato il play degli Heat. Di certo non è un giocatore che sposta gli equilibri, ma in questi Playoff ha aiutato i suoi e quasi sempre è partito in quintetto.

Photo Credits: ESPN