NY, lo skate, le foto: Simone Strano ci racconta Riding Angels

Quando le passioni portano lontano. Così lontano che non sempre ti aspetti poi di realizzarci un libro di fotografia, metterlo in vendita, farti conoscere anche da chi, con lo skate, ha poca confidenza.

Non appena ho saputo che sarebbe uscito Riding Angels, raccordo di passioni ancor prima che reportage fotografico, mi sono lanciato alla ricerca del suo autore; perché il suo nome non mi era nuovo, tale Simone Strano l’avevo già letto da qualche parte. E soprattutto perché, dopo aver letto qualcosa di più a proposito del libro ho pensato “che meraviglia, finalmente viene realizzato qualcosa di toccabile con mano da una passione, e da un italiano a New York”. Che è un po’ un sogno anche per SNKRBX. 

Quindi ringraziamo innanzitutto Simone, per essersi prestato a questa intervista-a-ruota-libera e per essere inconsapevolmente d’ispirazione anche per noi: pur avendolo appena “incontrato” nel mondo delle sneakerhead nostrane, ha trasmesso il forte senso di lavorare sodo per le proprie passioni, al fine di renderle realtà.

Il risultato delle chiacchierate ve lo proponiamo di seguito, non prima però di avervi lasciato il link dove potete ordinare la vostra copia di Riding Angels!

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Perché la fotografia

..perché dal 1984, quando mio nonno mi regalò la mia prima macchina fotografica (una Canon Snappy 50 che ancora conservo), non ho praticamente mai smesso di far fotografie, guardarle, cercarle, tagliarle, mischiarle, ritoccarle, immaginarle, pensarle. Poi, ad un certo punto, quello che era solo una passione è diventato il mio lavoro e la mia quotidianità, e quando posso, come in questo caso, mi dedico a dei progetti personali.
E credo che la fotografia fosse il mezzo più adatto per raccontare questa storia, quello che accade al Coleman Playground di NY, le facce, le persone, la passione, il movimento.

“se non avessi fatto il fotografo, ora farei…”

Direi architetto o designer, mi hanno sempre affascinato.

Perché New York

..perchè avevo deciso di far una nuova esperienza, di vita e professionale, in una città che amo ed in cui ero già stato diverse volte. Così ho organizzato, prenotato un volo e un appartamento e son partito da Roma per stare lì 3 mesi.
E New York è la culla dello skate, qui è così profondamente radicato nella città, nelle persone, nella cultura…e la città stessa, le istituzioni intendo, ha investito tanto in questo “sport” , creando o ristrutturando diversi skatepark in varie zone della città. In particolare il Coleman Playground – anche non come Harold Hunter Skatepark o, come dicono i locals, semplicemente L.E.S. – ha contribuito anche ad una rivalutazione di una zona della città (sotto i pilastri del Manhattan Bridge, alla fine di Chinatown) che probabilmente sarebbe rimasta abbandonata a sé stessa come in passato.
Qui lo skateboard non è solo un passatempo “per divertirsi” ma è parte della cultura, della formazione, del background di molte persone; è un modo di vivere, un mezzo di trasporto, quasi uno status o un appartenere ad un gruppo.

A NY ormai sei di casa: qual è il tuo luogo preferito e perché?

In generale direi L.E.S. e East Village, per quello che vedi e per la gente che incontri; ma adoro girovagare per Chinatown e guardar tutte quelle robe assurde che vendono. E poi High Line ed alcune strade del Meatpacking/Chelsea, per la vista, i colori e l’essere, a volte, come in un film.

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Perché lo skate

..perché quando ero piccolo ci andavo. E ad un certo punto smisi, anche se mi sarebbe piaciuto continuare e coltivare quella passione. In questi anni, in qualche modo, l’ho sempre seguito per vie traverse, soprattutto la cultura legata a quel mondo. Ed andando a NY mi è venuto quasi automatico voler fare un progetto sullo skate e sugli skaters.

Lo skate è, assieme a basket e running, tra i settori in cui i brand sperimentano e lavorano di più; la sneaker con cui hai skatato di più (se ce n’era una precisa)? In fatto di abbigliamento, chi secondo te al momento rispecchia davvero le sue origini street?

Avevo due paia di Airwalk (non ricordo i modelli precisi) e, se non ricordo male, una Slip On rossa di Vans. Credo che, nonostante l’hype, Supreme mantenga ancora un legame con le sue origini street, seppur con delle, chiamiamole così, “cadute di stile”; poi chiaro che un Quartersnacks o un Anti-hero son più fedeli e radicali.

Perché un libro

..perché l’idea mi ronzava in testa da un po’. Perché mi sarebbe sempre piaciuto farlo, avere un lavoro articolato e sviluppato sì da poter metterlo sotto forma di libro e non di immagini singole. Perché è un oggetto che resta ed io, personalmente, credo di esser un po’ un feticista dei libri. Mi piace averne, collezionarli, sentire la carta mentre li sfogli. E mi piace l’idea che qualcuno possa far lo stesso sfogliando le mie immagini. E così dissi “proviamo”, vediamo che succede, mettiamoci a tavolino, lavoriamoci su, editing, layout, etc. etc. Ed eccoci qui; ed ora già immagino un secondo volume, un altro sguardo sulla cultura skate in un’altra città.

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Perché io

..perché da quando sono andato via da Napoli sono sempre stato a far su e giù in giro: al lavoro, in viaggio appena possibile, in studio quasi quotidianamente, allo IED ad insegnare, in cerca di libri, a progettar fanzine, a scattare polaroid e a sperimentare manipolazioni, a cercare sneakers online perché non sono mai abbastanza, a guardare e riguardare le foto fatte, quelle di NY, degli skaters…quelle di Riding Angels.

Chiudiamo con la classica domanda da SNKRBX: top 3 sneaker che ami?

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Diciamo che ho una leggerissima predilezione per Nike: le mie preferite sono Air Max 1 Atmos Animal, Lunar Chukka Sophnet e Footscape Woven Leopard.