Once-A-Month

Published on marzo 5th, 2014 | by Alberto Gerin

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Once-A-Month: K1X

Once-A-Month is back!
Dopo il primo fortunato articolo dedicato alla storia di HUF e del suo fondatore Keith Hufnagel, oggi dedichiamo il pezzo ad un altro brand settoriale; passiamo dallo skate di HUF al basketball di K1X.

K1X nasce nel 1995, ormai quasi vent’anni fa, dalle esperte mani di Christian Grosse, fondatore di Kickz. Ma come, Kickz e K1X derivano dalla stessa persona?
Sì, K1X nasce proprio dalla volontà di Christian di creare un brand legato al proprio store di Monaco di Baviera, Kickz, aperto il 1 Novembre 1993 in Feilitzschstraβe 1. All’epoca le boutique dedicate alle sneaker ed all’abbigliamento da basketball erano davvero sparute in tutt’Europa, si potevano contare sulle dita di una mano; ed era innovativa anche l’idea di presentare le sneaker in singole mensole, non in base al brand ma ad un fattore di gusti e selezione personale.

K1X was born in 1995, almost twenty years ago, from the idea of Christian Grosse, Kickz founder. What? K1X and Kickz come from the same person?
Yes, K1X starts from the desire of Christian to create a brand linked to his store in Munich, Kickz, opened on 1. November 1993 in Feilitzschstraβe 1. At that time sneaker and basketball boutiques were just a few around Europe, you could count them of one hand’s fingers; and the idea of presenting single sneakers on shelves, not on brand order but just those popular or personally chosen, was totally new.

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Gli anni ’90 sono considerati la Golden Age del basketball a livello mondiale: grazie alla pubblicità la lega americana, l’NBA, viene esportata in tutti i continenti e icone come Larry Bird, Michael Jordan e Charles Barkley diventano simboli non solo sportivi ma marchette vere e proprie; e vista la popolarità che raggiungono, i marchi sportivi più in vista pensano bene di accaparrarsi i giocatori migliori, segnando il loro nome sul libro paga e ricoprendoli d’oro per indossare le proprie scarpe sul parquet. Nella città di Einstein e Ohm, ma anche di Beckenbauer, storico feudo del calcio e dello sci, il piccolo store di Grosse comincia a fare fortuna: sin dai primi mesi, il Sabato, c’è bisogno di un buttafuori alla porta vista la mole di gente che lo frequenta anche solo per curiosità. 

90es are considered world Basketball’s Golden Age: thanks to american league spots, NBA was exported globally and icons as Larry Bird, Michael Jordan and Charles Barkley become not only sport symbols but real quality marks; as their popularity increases, worldwide sport brands start to pay them to wear their shoes on the court and outside. In Einstein, Ohm and Beckenbauer’s city, historical soccer and ski stronghold, Grosse’s tiny store begins to make fortunes: in a few months, on Saturdays, he needs a bouncer at the door, for the amount of people attending at the boutique just out of curiosity.

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Come tutte le piccole realtà legate allo streetwear, comincia da subito a disegnare una propria t-shirt, un proprio logo storpiando i grandi marchi della moda, per dare sfogo alla voglia di distinguersi personalizzando il proprio abbigliamento; il desiderio di costituire un marchio vero e proprio, però, viene frenato da questioni legali: Kickz non può essere utilizzato, ed allora Christian decide di utilizzare un’assonanza, anche per facilitarne poi la distribuzione anche negli store concorrenti. Visto che nessuno vorrebbe vendere un marchio che pubblicizza un altro negozio in maniera esplicita, nasce l’idea del nome K1X e del logo in stile tag; un richiamo diretto all’arte di strada, ai campetti ed alla cultura Hip-Hop.
All’epoca, attorno al 1998, le catene di rivenditori streetwear non erano poi così affermate, e nel vecchio continente men che meno, perciò i primi a prendersi carico dei prodotti K1X (oltre a Kickz ovviamente) furono i ragazzi di Foot Locker: un’azienda in rapida espansione che distribuisce per la prima volta un prodotto nato da poco, il più piccolo marchio che abbiano distribuito su larga scala finora.

As all those little worlds related to streetwear, Kickz starts to design its own t-shirts, a logo captured by big fashion models, to stand out and personalize its apparel; unfortunately the desire to create a real independent brand is stopped by legal issues: Kickz cannot be used for clothing, so Christian decides to use a similar spelling title, simplifying the distribution among competitive stores. And because of nobody would sell anything that advertises clearly another retailer, the idea of K1X name born as a tag style logo; a recall to street art, to playgrounds and to Hip-Hop culture.
At that time, about 1998, 
streetwear retail chains were not as well established as now, in the Old World even less, so the first dealers which chose K1X as part of their merchandising (besides Kickz) has been Foot Locker: a rapid expanding company selling for the first time a new born product, the smallest brand they’ve ever distributed right now on such a large scale.

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La scelta di rimanere ancorati saldamente ai principi del basket da campetto, con il motto “For Ballers By Ballers” e “Play Hard – Don’t Embarrass Our Products” lo distinguono dalla maggioranza dei marchi sportivi commerciali, tracciandone il cammino verso prodotti specializzati e molto settoriali: dobbiamo attendere il 2005 per vedere la prima collezione completa, dedicata a promuovere la solidarietà verso i paesi più poveri con il progetto “Sierra Leone”. L’anno successivo vede lo sbarco di K1X negli States e nell’NBA, con la firma del contratto di collaborazione di niente-meno-che Ron Artest, quello che oggi conosciamo come Metta Worldpeace; ma a Christian non piace rimanere nell’ombra dei marchi fashion più grossi, e così, grazie anche al successo di Kickz.com, la versione interattiva dello store, tra le prime a sbarcare sul web ed a puntare fortemente sullo shopping online, decide di puntare forte.
A seguire il basketball ci pensa il rap, e con esso l’ascesa della cultura Hip-Hop a livello mondiale: nel team di Grosse finiscono Method Man e Redman, raggiunti nel 2012 da J. Cole; nel 2009 nasce la linea Hardwood dedicata ai team, con la possibilità di personalizzare le proprie divise con colorazioni e grafiche decisamente fuori dagli schemi. Lo stesso anno K1X sponsorizza il team di streetball Flight Brothers; è con questa decisa virata nel mercato americano che l’anno successivo apre il primo brand store K1X d’oltreoceano, a New York: è un trionfo annunciato, che porta il marchio a sviluppare non più soltanto il design dei propri prodotti ma anche le tecnologie, che culminano con la creazione della scarpa Anti-Gravity, vista lo scorso anno ai piedi di James White (NY Knicks) durante l’All-Star Weekend.

The choice to remain rooted to playground philosophy, with mottos like “for ballers by ballers” and “play hard – don’t embarrass our products” let K1X distinguish from the other commercial sport brands, tracing the path to specialized and sectorial products: we have to wait until 2005 to see the first entire collection, dedicated to promote solidarity towards the poorest countries under the project “Sierra Leone”. The next year K1X lands in the States and in NBA, with the firm of Ron Artest, aka Metta Worldpeace, for its team; but Christian is not concerned to remain in the shade of big fashion brands, and thanks to Kickz.com success, online version of his Munich’s store, landed on internet among the first ones and focused heavily on web shopping, decides to let K1X grow quickly.
Rap follows basketball, and the global rise of Hip-Hop culture helps him to catch stars like Method Man and Redman, joined in 2012 by J. Cole; in 2009 Hardwood line was born, dedicated to teams, with a great possibility to customize uniforms with unconventional graphics and colours. During the same year K1X is the streetball Team Flight Brothers sponsorship; this is The move that allows Grosse to open in 2011 his first own overseas brand store, in New York City: an announced victory which leads K1X to improve not only their design but their technologies, too, driving to the birth of Anti-Gravity sneaker, seen on James White feet (NY Knicks) during last year’s All-Star Weekend.

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K1X ha ormai puntato su di sé i riflettori della scena streetwear: non s’è fermato al basketball da strada, ma è riuscito a catturare l’attenzione anche di artisti e designer di fama mondiale, così come degli store più esclusivi, che decidono di instaurare prolifiche e notevoli collaborazioni; e se Christian Grosse non si dice mai del tutto soddisfatto “ovviamente nel settore del lifestyle chi non vorrebbe essere Nike?!” dalle sue mani è nato un brand capace di ritagliarsi il suo spazio in ogni settore, imparando in soli vent’anni ad essere competitivo e mutabile. E se è vero che nel mondo sneakers i periodi in cui regna una certa moda durano all’incirca cinque anni, e siamo in piena fermentazione delle basketball retro, non ci meravigliamo a veder mutare le collezioni di K1X nel tempo, con un occhio di riguardo a skate, surf e collaborazioni eccellenti (pensiamo soltanto alla K1X disegnata da Patrick Mohr).

K1X has focused the streetwear scene spotlights on itself: not stopping at basketball courts but capturing the attention of media, artists and well-known designers, and most exclusive stores from around the world, which decide to establish genuine collaborations; and even if Christian Grosse is never completely satisfied “obviously, everyone in lifestyle would like to be Nike!” from his mind and his hands has grown up a brand able to carve out his own part of the cake, learning in just twenty years how to be competitive and changeable. If it’s true that into sneakers world a trend goes on for five years, and now we’re deep on retro basketball sneakers, there’s no surprise if K1X would be able to change its style through time, with an eye to skate, surf and fine collaborations (just think at Patrick Mohr’s sneaker).

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About the Author

Nasce nel ’89 in un paesino del profondo nordest. Prende a manate la palla a spicchi già alle elementari e si appassiona sin da piccolo a tutto ciò che è arte. A colazione? Pane e comunicazione. Alle medie si avvicina a quel mondo sommerso fatto di America, rap e sottoculture, seguendo tutto con occhio distante ma attento, e passa gli anni del liceo e dell' "età adulta" ad interessarsi a marketing e innovazione.



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