Plagio di CW???

Le colorazioni, si sa, possono cambiare completamente il pensiero degli sneakerhead su di una scarpa e possono generare quello che viene definito “Hype”…
Oggi voglio vedere se ci seguite attentamente, solleticando la vostra opinione di “malati”.
Il brand crucco adidas svela ufficialmente la nuova colorazione delle sue retro riproposte per la nuova stagione NBA, le adidas Crazy 2 e, ad un primo impatto, sembra di osservare un film già visto.
“Facile è una Retro!” direte voi. Quello che mi fa storcere il naso invece è proprio la nuova colorazione del secondo capitolo della Signature Line di Kobe Bryant con adidas.
Strano vedere che il brand tedesco prenda “in prestito” una colorazione molto usata proprio dall’acerrimo rivale, ovvero Nike.
Il brand a stelle e strisce ha dapprima usato questa cw sulle Dunk High e poi sulle Air Max Hyperposite, con un enorme successo di pubblico.

Nike SB Dunk High Statue of Liberty

Nike Air Max Hyperposite “Statue of Liberty”

Sulle Dunk la coloraziore riprendeva la caratteristica patina verde/azzurognola che si viene a formare sul rame quando si ossida. Per le Air Max Hypeposite Nike ha pensato di rendere ancora più simile all’originale la colorazione, dotando il colore di base di “macchie” molto simili a quelle presenti sulla Signora più famosa di New York City.

Anche adidas ha deciso di mettere in vendita una versione che omaggia il più celebre monumento d’America, arricchendolo di una targhetta posta all’interno della linguetta arrecante la scritta “The New Colossus” citazione del sonetto scritto dalla poetessa Emma Lazarus che viene ricordato a tutt’oggi grazie alla lastra in bronzo posta sul piedistallo che regge la statua su Liberty Island.

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Ed ora ecco a voi le immagini della protagonista di questo articolo: le adidas Crazy II “Statue of Liberty”

adidas Crazy II Statue of Liberty 01

adidas Crazy II Statue of Liberty 02

adidas Crazy II Statue of Liberty 03

 In vendita sul territorio americano per 125 dollari non rimane che lasciare a voi i commenti sulla scottante questione di quello che in campo musicale si chiama “plagio”.

Photo Credits: Oneness