Quale futuro per E.A.R.L.?

Fin dalla sua presentazione ad inizio 2016, il progetto Nike E.A.R.L. ed il suo utilizzo nello sviluppo della HyperAdapt 1.0, ha rappresentato per molti la prima vera spinta innovativa da parte di Nike da qualche anno, almeno dal lancio di Flyknit per le Olimpiadi londinesi del 2012.

Per quanto il concetto di “self-lacing” fosse automaticamente associato da molti al ritorno della Nike MAG e ad un immaginario fantascientifico che poco aveva a che fare con la sperimentazione e le nuove tecnologie (la MAG poteva essere una scarpa futuristica nel 1989, vista l’attualità è più simile ad una carnevalata o ad un bel soprammobile), Nike è stata molto brava ad utilizzare tutto il brusio attorno alle scarpe auto-allaccianti per presentare una tecnologia che si inserisce molto bene nel contesto di sperimentazione operato dal brand di Beaverton negli ultimi anni, sopratutto con progetti come Flyease e la ricerca del fit perfetto per tutti gli atleti.

La tecnologia E.A.R.L. (Electro Adaptive Reacting Lacing) è stata quindi utilizzata (oltre che per la retro 2016 della MAG) per la HyperAdapt 1.0 che, più che la prima vera scarpa Nike auto-allacciante, si è rivelata essere una frettolosa concretizzazione di anni di sforzo, con una distribuzione abbastanza inspiegabile ed un retail altissimo, $720, rendendola il nuovo giocattolo tecnologico di annoiati modaioli con troppi soldi da spendere.

Questo tipo di release ha causato non pochi cambi di idea riguardo la nuova tecnologia che, per molti, è passata da essere “the next big thing” ad essere una nuova gimmick da sfruttare a fini commerciali, un unicum da sbandierare per pura pubblicità.

Recentemente il Presidente e CEO di Nike Mark Parker ha discusso lo sviluppo di una HyperAdapt 2.0 che, apparentemente, tra le caratteristiche principali dovrebbe avere l’essere più economicamente abbordabile. Visti i presumibili costi di produzione ovviamente non si può pretendere che E.A.R.L. diventi nel breve termine una tecnologia utilizzabile per modelli di enorme distribuzione, ma si può tranquillamente sperare si possa, presto, prendere in considerazione la possibilità di acquistare una scarpa auto-allacciante.

Se questo non dovesse avvenire, ho davvero paura che il posto delle HyperAdapt sia in qualche Museo di Design insieme a modelli come Puma RS Computer ed alle prime Micropacer. Esercizi di design e versatilità fini a sè stessi, applicazioni di tecnologie che in futuro inevitabilmente troveranno spazio utilizzate troppo presto come semplice mossa di marketing.

Quindi, cosa possiamo aspettarci da Nike per quanto riguarda E.A.R.L. e la HyperAdapt? Beh, di sicuro la speranza è che Nike abbia la capacità di continuare a lavorare sulla tecnologia per ridurla di dimensioni, renderla realmente fruibile per il pubblico e trovarle una vera utilità dal punto di vista performance, credo che questo sia il fine ultimo del brand.
Immaginare che, un giorno non troppo lontano, le scarpe che indossiamo sapranno riconoscerci ed adattarsi in base a come camminiamo, quanto pesiamo, come lavorano i nostri piedi è ancora fantascienza, ma ci sono tutti i presupposti perchè prima o poi tutto questo diventi realtà.