Quattro anni di Flyknit

Quattro anni di Nike Flyknit. La tecnologia che ha cambiato il modo di intendere lo sport, non solo il running, a tutti i livelli: dallo sportivo occasionale all’atleta olimpionico.

Per dare un’idea dell’impatto di Nike Flyknit nel mondo sportivo agonistico, basti pensare che:

  • Nel 2012 il kenyota Abel Kirui vince la medaglia d’argento alle Olimpiadi del 2012 indossando Nike Flyknit Racer.
  • Nel Dicembre del 2012 Kobe Bryant raggiunge i 30mila punti in carriera; esattamente due anni dopo, nel Dicembre del 2014, diventa il terzo scorer NBA di tutti i tempi, sorpassando MJ, e lo fa indossando le Kobe 9 Elite, primo modello da basket ad utilizzare la tecnologia Flyknit.
  • Sempre nel 2014 Mario Götze segna uno dei goal più importanti della stagione calcistica, quello che regala la Coppa del Mondo alla Germania, indossando le Nike Magista.

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E’ proprio nel Febbraio 2012 che inizia l’avventura Flyknit, dopo un lunghissimo periodo, 10 anni, di ricerca e sviluppo. Il primo modello è la Racer, scarpa superleggera dedicata al running. Subito dopo arriva la collaborazione HTM, con la Trainer+.

Ma è a cavallo fra il 2013 ed il 2014 che la tecnologia Flyknit si impone, in quanto vengono rilasciate le versioni Chukka (prima in esclusiva in una ricercata edizione HTM), e una serie di silouhette dedicate ai vari sport: Kobe 9 Elite per il basket (anche lei ha debuttato prima nella veste HTM), Magista e Vapor Ultimate per il calcio, ed infine Zoom Agility per il training femminile. Nel 2015 la produzione aumenta e la tomaia Flyknit viene applicata a ben 28 modelli. Contemporaneamente, a testimonianza dell’avanzato contenuto tecnologico, Nike tocca la quota di 500 patents relative alla costruzione e design Flyknit.

A cosa è dovuto questo successo?

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Innanzitutto Flyknit è una tecnologia innovativa: la tomaia presenta caratteristiche di leggerezza, vestibilità e traspirabilità straordinarie. Questo è dovuto alla costruzione virtualmente senza cuciture, capace di adattarsi facilmente alla forma del piede, ed alla struttura intima dell’intreccio usato per l’upper.

Inoltre, in media una tomaia in Flyknit è 56 grammi più leggera di una tomaia analoga realizzata con materiali e metodi costruttivi tradizionali. Tutti questi elementi incidono in maniera determinante sul punto più importante di ogni prodotto destinato all’uso quotidiano, cioè il comfort e l’ergonomia dello stesso.

Nike e l’ambiente

Ma non è tutto. Flyknit è anche una tecnologia a ridotto impatto ambientale.
Nel 2016 Nike è riuscita a realizzare tutti i filati usati nell’intreccio al 100% in poliestere riciclato. Ciò si è tradotto in ben 182 milioni di bottiglie in plastica tramutatesi nella tua nuova scarpa da running.

Quest’importante aspetto si inserisce in un contesto molto più ampio: le politiche di ridefinizione dell’impatto sull’ecosistema all’interno della produzione sportswear. E non è certo nata ieri, infatti già nel 1993 Nike lanciò un programma chiamato ReUse-A-Shoe, all’interno del quale venivano raccolte sneakers usate di qualsiasi brand per ricavarne materiali destinati al riutilizzo; il materiale (gomma dalle suole esterne, schiume espanse dalle intersuole e tessuti dalle tomaie) veniva chiamato Nike Grind, e veniva utilizzato per produrre altre scarpe, campi da basket e playgrounds-spesso donati da Nike a enti locali e comunità in giro per il mondo.

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Nel 2005 Nike realizzava il Considered Boot, all’interno del Programma Considered, importantissimo piano di sviluppo della sostenibilità ambientale della casa di Beaverton. Più tardi venne prodotta la Nike Trash Talk, straordinario modello sviluppato in partnership con Steve Nash nel 2008. Fu la prima scarpa da basket performance realizzata interamente in materiale riciclato, incluso il Nike Grind per la suola Zoom.

Ritornando a Flyknit, il processo costruttivo riduce la produzione di nuovi rifiuti del 60%, ed inoltre sin dal 2012 Flyknit ha permesso a Nike di riconvertire ben 1600 tonnellate di rifiuti.
Un risultato non da poco.

Cover photo by Brendan Wray