Road to Air Max Day: Alberto Prola

Continuiamo il nostro viaggio verso l’Air Max Day, con il secondo appuntamento/intervista, con un protagonista del panorama sneakerhead italiano. Stavolta a raccontarsi al pubblico di SNKRBX c’è Alberto Prola, grandissimo appassionato e collezionista di Nike Air Max ormai da vent’anni.
Buona lettura!

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Partiamo con la domanda classica: prima Air Max, primi ricordi, insomma, cosa ti ha attirato?

Primi ricordi, dunque, già nel 1991 alla Bottega dello sportivo qui a Torino, che io frequentavo perchè gli erano arrivate le Jordan VI, c’erano le Air 180 che costavano 299mila lire, che ai tempi era un prezzo folle. Poi, alle Olimpiadi di Barcellona del 1992, seguite perchè c’era il Dream Team, da appassionato di basket vedo praticamente tutte le gare… e conosco un quattrocentometrista che si chiama Quincy Watts. Vince l’oro nei 400 metri nel 92, l’anno successivo pubblicità delle Air Max 93 con Quincy Watts, ”l’eroe di Barcellona”. Arrivano nei negozi, le provo, mi piacciono, son comode, posso metterle tutti i giorni… a differenza delle Jordan 7 del ’92 che si, avevo preso, erano comode ma non comodissime, ci giocavo, le portavo a scuola, diventava un po’ impegnativo portare solo quelle…quindi, prima Air Max, la Air Max 93 nel 1993. Acquistate ed usate finchè ha retto la bubble. Che è stata ovviamente la cosa che mi ha attratto immediatamente, l’elemento strutturale che le distingueva da tutto il resto.

E poi?

Da lì poi tante altre scarpe, quasi tutte Nike Air Max. Più tardi, gennaio 2000, visito Parigi: vedo un sacco di negozi al tempo sportivi, ma anche streetwear, molto affezionati alla cultura nera ed al basket (in particolare Jordan, ovviamente) quindi a Nike, in sostanza. Lì ho occasione di provare la Air Max 1, mi piace, calza perfettamente, era la OG mesh white/black del ‘99. Da lì grazie ad internet (che prima non faceva parte della mia esperienza Air Max) scopro le collaborazioni, mi piacciono perchè diverse dal solito, e inizio a comprarne qualcuna. E poi da lì in poi 93, 95, anche qualche 97… anche se erano molto inflazionate all’epoca, quindi nonostante siano bellissime anche come concept del Bullet Train , erano venute un po’ a noia, specialmente qui a Torino.

Quindi diciamo che il punto di passaggio da scarpa comoda e molto utilizzabile, a culto, passione e innamoramento, è avvenuto nel 2000?

Sì, anche per motivi economici: dal ’98, quando iniziai a lavorare, tutto quello che guadagnavo, a parte le vacanze, sostanzialmente lo spendevo in scarpe.

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Il periodo della nascita delle collabo lo hai vissuto tutto, quindi.

Sì, e mi è piaciuto subito. Cercavo di informarmi acquistando giornali stranieri. Kicks, o inserti di Slam, tutto ciò che era dedicato alle scarpe.

Qual è stato il momento, secondo te, in cui Air Max come tecnologia è diventato un elemento importantissimo dello streetwear?

Dunque, ricordo che ad esempio Bubka usava le BW in allenamento, e quindi potevano sembrare ancora efficienti all’epoca, anche se poi avevo conosciuto parecchi runners che me le sconsigliavano. E preferivano Asics, o Mizuno. Credo quindi dalla 95, esteticamente stupenda, ma da li non se le è più messe nessuno per correre. Anche le 97, improntate esteticamente su velocità e visibilità, ma non ci correva più nessuno. Le 97 poi erano diventate talmente trasversali a tutte le età che le potevi trovare ai piedi del ragazzo che aveva risparmiato, fino al papà che metteva la scarpa sportiva della domenica.
Forse con la nascita delle collaborazioni si aprì proprio una spaccatura, tra il mondo dello streetwear ed il mondo ”reale”, in cui determinate sneakers (che non fossero modelli nazionalpopolari come le ’97. Penso ad una Air Max 1, ad esempio) nella vita comune venivano viste come troppo tecniche e molto poco usate. Oggi invece vedi cinquantenni con le Flyknit volt. Al tempo invece le collabo distinguevano l’appassionato dal compratore comune, perchè il compratore comune non acquistava, per ovvie ragioni, ne collabo ne robe ricercate.

Senza contare che all’epoca vedere una collabo ai piedi di qualcuno lo distingueva tra mille persone, era difficilissimo procurarsi le cose tra eBay, scambi di email, eccetera. Oggi è molto più semplice ma all’epoca forse era più bello, oggi vedo persone che non sono interessate realmente alla scarpa, ma alla moda, a comprare il modello limitato perchè fa bello. 10 anni fa venivi visto come un freak, fra 10 anni magari sarà lo stesso. E il collezionismo si sposterà, che ne so, sulle lampade (risatone generale nda).

E invece qual è l’elemento che ha reso una scarpa (all’epoca) futuristica come l’Air Max 1, longeva ancora trent’anni dopo?

Mah, secondo me ci sono alcuni prodotti che rimangono nell’immaginario collettivo perchè oggettivamente belli. Può essere un’automobile, una poltrona, una scarpa. Per esemio la All Star Chuck Taylor, che secondo me è scomodissima ed è impensabile che ci abbiano giocato a pallacanestro, è oggettivamente una bella scarpa. Se poi la si rapporta al periodo in cui è stata creata, è stupenda. Così come tante altre scarpe. Secondo me la ’87 rimane così longeva perchè è bella secondo la maggioranza delle persone. E poi tanti la identificano con la tecnologia Air stessa. Poi la comodità è relativa, ad esempio il mio piede sembra fatto per la 1, ho dovuto cambiare taglia per altre Air Max e non le trovo particolarmente comode per il mio piede. La 1 per me è il connubio perfetto di estetica e comodità.

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Rimanendo su questo filone, l’anno prossimo sono trent’anni di Air Max 1. Cosa vorresti?

Allora secondo me la cosa migliore che possono fare, è fare l’Air Max 1 esattamente come nel 1987. Nel senso, è chiaro che ci sono delle cose non riproducibili, e se lo fossero non avrebbero la stessa utilità; però si potrebbe fare un tentativo hyper limited con gli stessi materiali, solo per collezionisti che potrebbero metterla lì su un comò e tenerla lì come la scarpa perfetta che non si sbricioli il giorno dopo. Oppure fare una realizzazione degna, che si può fare, lasciando da parte il discorso shape, che secondo me è perfettamente riproducibile, d’altronde possiamo fare dei jeans identici a quelli del 1897… quindi direi esattamente stessi colori, un’aria vissuta ”giallina” fatta bene, anche sul mesh. Magari farla pagare di più, ma realizzala bene. Oppure in alternativa sarebbe carino fare una serie consistente di collaborazioni con parecchi negozi, ma degne, non una GR bianca con su scritto Atmos o Patta sulla linguetta o sul retro.

Cosa pensi dell’introduzione della Air Max 1 nel progetto Bespoke?

Credo che l’Air Max 1 Bespoke sia fatta più per una visione eurocentrica delle sneakers. La Air Force 1 è più una scarpa americana, escludendo Jordan che la fa da padrone lì. Si sa che le Air Max in generale sono più a visione europea, in particolare nordeuropea. Quindi con l’introduzione della possibilità di farle anche presso il NikeLab 1948 LDN a Londra, ha avuto senso quest’introduzione della 1 nel progetto Bespoke.Ovviamente come avete visto anche voi, non tutti riescono a fare una cosa fatta bene e spesso risultano un’accozzaglia di colori. Io probabilmente la farò, visto che l’anno prossimo compio 40 anni e l’Air Max 1 30, se riesco andrò a farla a Londra, e mi sarà difficile,perchè fra le tante scelte e materiali rimani spiazzato fra il fare una scarpa normalissima e il poter mettere tante cose che singolarmente piacciono molto, mini swoosh, suola gum, cement, eccetera, e realizzare una cosa orrenda, una what the fuck!

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Alla fine serve conoscenza del prodotto e fantasia. C’è gente che fa delle robe bellissime con Nike iD…

Sì, certo, ma è stato già fatto quasi tutto: o ti rifai ad altro, o ti rifai a te stesso. Come le Safari di atmos rifatte. Se fossero state ufficiali atmos, sarebbe stato diverso.

A proposito: che ne pensi delle retro di collabo?

Io sarei contro qualsiasi tipo di rifacimento, piuttosto facciamo altro. Rifare una cosa che hai già fatto, all’epoca hyper limited, che poi me la rifai uguale ma peggio, fa si che venga svilito l’originale. Atmos ha realizzato altre Air Max 1 nel corso del tempo, e materiali e concept sono ottimi. Quindi puoi fare altro.

Tra l’altro, a volte Nike usa la maschera della collabo per coprire pecche in termini di concept o qualità, in maniera tale che ci si concentri più sul nome che sul modello. A volte succede anche che si utilizzi un modello iconico per lanciare nuove tecnologie (vedi One time only, o Tape, ecc). Queste tecniche funzionano, secondo te?

La storia recente dice che non funziona per quelli che sono gli sneakerhead, per la massa invece è veramente un concetto relativo. La maggior parte della gente nemmeno sa la differenza tra una Maxim e una Max 1. Utilizzare le icone è comunque sicuramente una metodologia valida, visto che la fetta sneakerhead si sta allargando sempre di più; merito di Nike, di internet, di altri brand, eccetera. E ciò permette di far entrare nuove tecnologie nel mercato.

Secondo te, l’Air Max Day sta aiutando il nuovo pubblico a prendere coscenza dell’heritage Air Max?

Beh, vedere gente che parla di Air Max in radio, sui social, sui blog, fa piacere. E secondo me aiuta l’espansione di questi prodotti, e aiuta un po’ la massa ad avvicinarsi, anche se la parte storica difficilmente arriva alla massa. Faccio un paragone con il basket: tanti ragazzini idolatrano Jordan senza averlo mai visto giocare, avendolo conosciuto tramite Youtube. E poi vanno in negozio e chiedono LA Jordan. Passa solamente tutto l’insieme Air Max, si vedono i singoli modelli, ma tutto a grandi linee, non passa il concept dell’Air Max 95 o 97. E questa è una generalizzazione applicabile a tutte le categorie merceologiche: nessuno va a comprare un’automobile e vuole sapere perchè ad oggi vengono usate determinate tecnologie rispetto a quelle di una Ritmo di trent’anni fa.

Forse si sarebbe dovuto strutturare la cosa in maniera più istruttiva, in maniera organica e cronologicamente corretta. Ripercorrere le tappe di Nike Air, parlare prima della 1 dell’87, poi ti cerchi cosa uscì nell’88, ’89, e via discorrendo, senza tralasciare le varie Light, Stab, BW. Però il tutto rimarrebbe isolato a pochi che lo comprenderebbero realmente.

C’è qualcosa che Nike ha dimenticato negli archivi che vorresti rivedere? O che vorresti vedere rifatto bene?

Magari non possiedo una conoscenza proprio enciclopedica, però non penso che ci sia qualcosa che non sia stato rifatto che mi piacerebbe rivedere particolarmente. Per la seconda parte della domanda, sicuramente l’Air Max 1. Bisogna fare due discorsi differenti, materiali e forma. Se tu sei riuscito a riprodurre delle Jordan più o meno simili alle originali, sicuramente non a livello di materiali, piu che altro a livello di forma, puoi fare la stessa cosa anche per Air Max. Ovviamente sono cambiate le fabbriche (già quando leggo made in Thailand capisco che forma ed assemblaggio sono superiori al made in China, senza parlare del made in Korea, ancora prima) però oggi c’è proprio scarsità su entrambi i fronti, e ne conseguono retro di scarsa qualità complessiva. Ma lo stesso si può dire per lo sportswear. Ho felpe Nike anni 90 che sono ancora lì, non si sono sformate e non hanno perso molto colore, nonostante siano state usate e lavate centinaia di volte.

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Collabo dei sogni?

Io personalmente sono molto legato allo staff di Patta, per il mio punto di vista sono quelli che hanno realizzato le cose più belle su Max. Penso alle Homegrown, State Magazine, quelle del quinto anniversario (uscite e non), sono riusciti a coniugare bei materiali e bella realizzazione. Con i vecchi materiali, e con il vecchio shape. Tra l’altro se l’aspettavano un po’ tutti una collaborazione per il loro decimo anniversario, e secondo me sono stati intelligenti nel non fare una collaborazione “forzata” che aspettavamo tutti.

Ringraziamo Alberto per la disponibilità e le bellissime fotografie a corredare l’articolo. A presto, con gli ultimi appuntamenti in vista dell’Air Max Day, sempre targati SNKRBX!