Road to Air Max Day: Truffa

12722667_1111756642188714_1412547852_o

In vista dell’Air Max Day, noi del team di SNKRBX abbiamo pensato di intervistare alcuni personaggi rilevanti dello sneakergame italico, che ci sappiano dare una prospettiva unica sulla loro esperienza e storia con Air Max. Oggi è il turno di Lorenzo, mente dietro Graffitishop e Spectrum, e sneakerhead di lunghissimo corso.

Ciao Lorenzo, grazie della disponibilità. Partiamo a bomba: primo modello Air Max?

La Air180. Mi ricordo proprio la pubblicità in tv e ricordo che ero attratto come una calamita da questa scarpa e costava una marea. Mia madre non me l’avrebbe mai comprata, avevo 13 anni, costava 250mila lire. Quindi misi da parte i soldi e una parte la pagai io. Ero sempre stato in fissa con le scarpe da piccolo, ricordo le Kronos di pelle rossa, avevo 8/9 anni e le volevo tantissimo. Poi quando vidi la Air 180 mi innamorai. Ai tempi c’erano questi annuali, uno ricordo usciva in collaborazione con il negozio Koala Sport, riviste podistiche, eccetera. E c’erano questi recap che riassumevano le uscite stagionali (ai tempi c’erano due collezioni, P/E e A/I, e basta, non come ora) e mi mettevo li a leggere descrizioni, materiali, tecnologie, tanto di Nike come anche di marchi minori come Etonic, Avia, Brooks.

Air180

Ed invece cosa vorresti rivedere rifatto da Nike?

Allora, partiamo dal presupposto che io sono innanzitutto fan delle cose fatte bene. Quindi ad esempio amo le 93 del 2003, con la bolla bella bombata e saldatura centrale, e quando vedo quelle retro rifatte con bolla che io chiamo ”stitica” (risate di tutti, nda) , mi arrabbio. Quindi chiedo prima di tutto che le cose vengano rifatte bene, come si dovrebbero fare e come vorrebbero tutti, credo. Ovviamente poi bisogna far coincidere diversi aspetti, più di mercato e meno di passione, ma ovviamente io pretenderei di più. Specialmente per quanto riguarda l’aderenza al modello originale.
Quindi mi piacerebbe rivedere l’Air Max 1 con bolla grande come vista nei prototipi delle pubblicità dell’epoca, fatta come doveva essere fatta. Sono mille sfumature che sarebbe il massimo rivedere. Dare più importanza alla tecnologia originale, non solo rifarla solo a livello di tomaia e colori, ma seguendo le proporzioni del design originale. Stessa cosa vale per la 180, se guardi la og e le retro del 2006, sembra tutto più piccolo, diverso. E poi vorrei rivedere la Air Max2 ’94 ( prima scarpa con bolle a doppia pressione diversa, quando le vidi andai fuori di testa) in generale tutte quelle robe lì ’93/’94.

Mi dicevi di quella volta che in negozio sovrapponesti immagine della 180 Og e della retro, e non combaciavano.

Esatto. Per me la 180 è uno dei modelli top in assoluto e quando nel 2006 la rifacero ero contentissimo ma non sono rimasto per nulla soddisfatto del risultato, e dissi vabbè, la compro e la uso, ma proprio a livello costruttivo è diversa, un’altra scarpa. Le assomiglia ma è diversa, a livello strutturale e di bubble. Ricordo a ”memoria di piede” che l’intersuola era più morbida.

Anche la Stab, per dire. Ci fa impazzire ma non l’abbiamo mai potuta usare nella loro versione originale.

Si, per esempio il supporto in plastica interno mi sembra non ci sia mai stato in nessuna retro. Perchè giustamente (in Nike) dicono ”mica ci corrono più con questa”.
Oppure anche le Asics, hanno smesso di usare le intersuole a tripla densità diversa. Da tre anni fa circa, le diverse densità sono pitturate, ragazzi. E’ terribile. Non senti più lo scalino, e quella roba lì a me fa incazzare… perchè comunque costa sempre quanto dovrebbe costare. Poi me le compro lo stesso perchè sono appassionato, ma così con stampo unico è più economica. Tra l’altro l’ho scoperta dopo un annetto questa cosa… e non me lo aspettavo, da un brand giapponese.

stab

Quindi diciamo che vorresti rivederle, ma fatte bene.

Si, (mostrando una Air Max ’93 del 2003 di fianco ad una retro del 2015) dimmi cosa ci vuole a rifarle così, con la saldatura della bolla che esce… è tutto diverso, anche il baffo, la grafica sulla outsole, tutto. Un’altra cosa che vorrei rivedere sono i cataloghi ed i booklet che mostrano la tecnologia, all’interno del box. Ci sono i margini (economici) per farle ste cose. (Ci mostra un meraviglioso booklet originale della ’93). Vorrei avere un po’ più di attenzione ai dettagli, cose che fanno felici gli appassionati.

Nel corso degli anni, anche quando le hai viste tornare, quando c’è stato per te il passaggio da semplice modello running a culto della linea Air?

Diciamo che io ho avuto alti e bassi nel corso degli anni, ma comunque ho sempre avuto molte paia di scarpe che non mi servivano ma mi piacevano. Ad esempio ricordo che già verso il ’93/’94, con l’apertura di Foot Locker a Milano, che aveva introdotto queste limited edition exclusive, che però io vedevo un po’ così, storcevo il naso, perchè la scarpa da running in pelle era carina -penso alle Huarache uscite all’epoca- però per me la scarpa da running doveva essere sintetica ed in mesh. Diciamo che è una cosa successa nel corso del tempo, e anche il fatto di iniziare a lavorare in negozi dove le vedevo mi ha aiutato, ha fatto riaccendere il fuoco.

Collabo dei sogni? Se tu potessi scegliere una Air Max ed un ente/negozio a collaborarci?

Come collaboratori a me piace molto HTM, perchè loro storicamente sono stati degli innovatori, hanno sempre portato qualcosa in più. Come scarpa, la 2 ’94. Ma in generale a me piacerebbe prima che facessero le retro fatte bene, poi magari affiancate a delle limited che portino anche innovazione stilistica. Atmos per esempio è un altro store a cui sono molto legato, tutte le Am1 che hanno fatto sono delle pietre miliari.

Ecco, riguardo la retro della 1b Safari. Retro di collabo o robe limitate: hanno senso?

Ha senso quello che stanno facendo adesso, non devono essere uguali. Perchè determinate cose devono rimanere dove sono. Io sono abbastanza coi paraocchi, non cambio neanche i lacci alle scarpe quando escono dal box. Puoi farle ispirate quante volte vuoi, usare la colorazione, perchè comunque sono cw incredibili, ma non farla uguale.

L’anno prossimo sono 30 anni di Am1. Cosa vorresti vedere?

Non farei l’Air Max Zero, che è una paraculata, visto che è un modello venuto male oltretutto reinterpretato con tecnologie di trent’anni dopo. Io l’avrei fatto uscire coi materiali dell’epoca, in versione fedele alla originale. E poi una bella edizione di Air Max 1, con la scatola giusta, numerata- a me quando facevano le Jordan numerate su 15mila piaceva tantissimo- qualcosa che renda giustizia all’originale, senza suole gialline, devono prendere la pubblicità con la luce che viene da dietro e rifare quella. Piuttosto che farla male, la fai per pochi. O perlomeno per i pochi che la vogliono davvero!

Secondo te, il progetto Air Max Day, sta aiutando gli acquirenti a capire la storia dei modelli? Creando dei background storici alle varie sneakers?

Mmmh, forse il primo che avevano fatto. A livello di presentazione dell’evoluzione tecnologica nel corso degli anni era abbastanza chiaro. Secondo me però tutto l’AM Day non ha quello scopo lì, è più una infarinatura generale.

Qual è secondo te l’elemento di longevità che rende una scarpa di trent’anni fa vendibile ancora oggi?

Beh, il retaggio. Il ragazzo che nell’87 non era nato, e compra oggi, è affascinato dal brand che è stato costruito dietro Air Max. La scarpa ha un retaggio attraverso le varie generazioni dato da pubblicità e forza del modello. Poi ovviamente c’è confusione e la gente chiama Air Max modelli che non lo sono, però la forza risiede proprio lì, in Air Max o meglio in Air in generale. Con la loro immagine forte fatta di retro, collaborazioni speciali e comunque con la franchise Air Max che continua a sfornare modelli.

Proprio nell’ottica del retaggio e della storia della scarpa, cosa ne pensi dell’aggiornamento di una silhouette classica con tecnologie successive?

Come tutte le cose, se fatte bene non mi dispiace. Ovviamente io sono un po’ piu purista, e preferisco l’originale. A me il Woven per dire, penso alle Footscape Woven, e quindi successivamente il Flyknit, mi fa morire. La suola Ultra invece no, per dire. Però le ibridazioni a livello di mercato sono cose giuste da fare. Molte aziende, penso a New Balance, hanno puntato per lungo esclusivamente sulla qualità e le retro fatte con cura, ma ora anche loro si stanno adeguando e stanno realizzando retro ibride con tomaie e midsole alleggerite e decostruite, che sono robe orrende. Mi ricorda un po’ i graffiti, un tempo ogni zona aveva il suo stile e le riviste ci mettevano tanto a girare. Roma aveva il suo stile, che era diverso da quello di Milano, invece ora è tutto a senso unico. Fanno il trend, e poi tutti lo seguono. Poi c’è chi è più forte a comunicarlo, chi meno, e quindi un brand sembra più ”avanti” e gli altri dei ”follower”. Però in quanti guardano queste cose? Quindi a livello di vendite è comprensibile. Il collezionismo si è annacquato adesso, c’è meno ”fondamentalismo” e se una cosa piace, la comprano. Che teoricamente non è una cosa sbagliata, però non mi ci ritrovo.