SneakerTech: Foamposite

Spesso nei Forum di sneaker si parla di argomenti che vanno ben oltre le semplici Release future o del mostrare le ultime bombe che sfoggiamo ai piedi. I più interessati parlano di tutto ciò che gira intorno a questo mondo, arrivando a parlare anche della tecnologia della scarpa soprattutto quando questa rientra in sport come il basket, dove le performance sono molto importanti e parlare di come una scarpa è stata progettata, costruita e delle sue caratteristiche tecniche, aiuta la scelta della stessa per l’intera stagione. E’ anche molto interessante andare a parlare delle tecnologie del passato, in modo da capire anche le evoluzioni che ci sono state col tempo o anche soddisfare puramente le proprie curiosità.

Per questo ho deciso di iniziare questa nuova rubrica chiamata SneakerTech, come dice il nome stesso, andremo a parlare delle tecnologie, vecchie e recenti, che hanno segnato la storia dello Sneakergame. Andrò puramente a sentimento per quanto riguarda la scelta del tema e visto che ultimamente diverse persone mi hanno chiesto informazioni sul Foamposite, quale migliore occasione di iniziare con questo argomento sulle nostre pagine?
Inizierò a parlarvi in primis del materiale (cercando di non essere troppo tecnici e noiosi) per poi parlare della progettazione della scarpa e finire con qualche curiosità.

SneakerTech Foamposite 14

Innanzitutto cos’è il Foamposite (pronunciato FOMPOSIT e non FOMPOSAIT, come spesso si sente)?

Il Foamposite è un materiale sintetico del tipo poliuretano espanso flessibile, sottogruppo dei poliuretani che fa parte della categoria dei polimeri. Partiamo dall’alto spiegando cosa sono i polimeri. I polimeri sono delle macromolecole, molecole dall’elevato peso molecolare, costituite da gruppi molecolari che sono uniti tra di loro a catena grazie alla ripetizioni dello stesso tipo di legame, in questo caso covalente. Per quanto riguarda i poliuretani, come dice la parola stessa, si tratta di polimeri in cui questa catena, detta catena polimerica, è costituita da legami uretanici. Esistono diversi tipi di poliuretani ma noi andremo a spiegare solamente il sottogruppo dei poliuretani espansi flessibili. Sono delle schiume che si possono ottenere tramite due tipi di tecnologie: per colata e per stampaggio. Con la prima modalità, si può riempire uno stampo per ottenere delle sagome preformate “a pezzo unico” senza bisogno di tagli e sagomature.

Modello di un Polimero

SneakerTech Foamposite 01 - Modello Di Un Polimero

Sintesi di un Poliuretano

SneakerTech Foamposite 02 - Sintesi Di Un Poliuretano

Ora andremo a parlare di come sono nate le Air Foamposite. Una volta sviluppato il concept, furono in molti a ritenerlo impossibile da realizzare. Il progetto fu ritenuto inattuabile da una folta schiera di scettici a partire dai designer di Nike sino ai produttori in Cina. Eric Avar progettò la scarpa ispirandosi ad uno scarabeo ed all’esoscheletro degli insetti ma fu il gap tecnologico a mettere in discussione la sua avveniristica creazione. Una struttura totalmente nuova e l’utilizzo minimale di pelle e cuciture misero il brand spalle al muro e furono diverse le ditte che furono contattate da Nike per trovare una soluzione. La svolta ci fu grazie a Daewoo, proprio il quasi defunto marchio sudcoreano, che fu la prima a realizzare un sample funzionante di Air Foamposite.

SneakerTech Foamposite 07 - Beetle

SneakerTech Foamposite 08 - Daewoo

Come tutte le schiume polimeriche, il Foamposite inizia nello stato liquido e viene fatto riscaldare ad una temperatura tra i 54.4 ed i 79.4 ° C per poi essere versato in appositi stampi che vengono raffreddati per far solidificare il liquido ed ottenere così la scarpa. In quanto si trattava di una costruzione a pezzo unico di nuova concezione e senza cuciture, sono stati fatti diversi cambiamenti per tenere insieme tutte le parti della scarpa. Per far si che la tomaia rimanesse attaccata alla midsole, quest’ultima doveva essere cinque volte più resistente di colla e cuciture, rendendo così tutta la costruzione solidissima ed aggiungendo la placca in fibra di carbonio per aggiungere rigidità e supporto. Le condizioni estreme nella quale Nike si è trovata in fase di realizzazione delle Foamposite, hanno fatto si che si innalzasse lo sviluppo tecnologico spingendolo al limite.

SneakerTech Foamposite 03 - Air Foamposite Project

SneakerTech Foamposite 04 - Air Foamposite Project

SneakerTech Foamposite 05 - Air Foamposite Project

SneakerTech Foamposite 06 - Air Foamposite Project

Tutto il processo di sviluppo e costruzione delle Air Foamposite le ha portate ad avere un prezzo molto alto per il periodo, uscite nel 1997 con un Retail Price di 180$, uno dei motivi di tale prezzo si può riassumere nel costo di un singolo stampo: ben 750.000$!!! Una scarpa rivoluzionaria e costosissima, incompresa, queste caratteristiche fecero si che le vendite si rivelarono un flop con moltissimi esemplari venduti al 50% o finiti negli outlet. Nessuno si aspettava una possibile Retro, tant’è che gli stampi vennero addirittura distrutti dai fornitori.

SneakerTech Foamposite 09 - Foamposite Mold

Ciò che ne venne fuori fu una sneaker resistentissima e con una durata superiore agli standard che aiutò la vita dei modelli realizzati con questa tecnologia. Il materiale stesso, con una calzata stretta e avvolgente, dava una comodità maggiore al piede con il progressivo utilizzo. Infatti il riscaldarsi del piede durante l’attività sportiva permetteva al materiale di adattarsi meglio al piede prendendone la forma. Per di più, la pulizia della scarpa era di una semplicità disarmante, bastava un panno inumidito per levare quasi tutti i tipi di macchia e la polvere accumulata.

SneakerTech Foamposite 10 - Nike Air Foamposite One Dark Neon Royal

Ora un po’ di curiosità sulla scarpa.

Eric Avar disegnò le scarpe non per Penny Hardaway ma per Scottie Pippen, infatti uno dei nomi non ufficiali della scarpa si rumoreggia fosse Foamposite 33. Durante una sessione tra il designer e Penny, il giocatore non rimase soddisfatto da nessun modello proposto per poi vedere le Air Foamposite nella sacca di Avar. Il resto è storia.
Gli addetti ai lavori presero male l’avvento di una scarpa del genere, una scarpa “in plastica” che si pensò avrebbe rovinato il mercato delle sneaker. Se andiamo a vedere oggi i materiali utilizzati per le calzature hi-tech, sicuramente possiamo affermare che Nike, come visto tante altre volte, semplicemente precorse i tempi.
Inizialmente l’NBA non approvò la colorazione perché nella scarpa non c’era abbastanza nero da poterle abbinare secondo i regolamenti della lega con la canotta dei Magic. Hardaway risolse la cosa a modo suo: con un pennarello indelebile.

SneakerTech Foamposite 11 - Nike Air Foamposite One Penny PE Custom

Le Foamposite One non debuttarono ai piedi di Penny Hardaway ma lo fecero ai piedi di Mike Bibby, il 23 Marzo del 1997 come giocatore degli Arizona Wildcats.

SneakerTech Foamposite 12 - Mike Bibby 1997 Arizona Wildcats

Il primo giocatore ad indossare un paio di Foamposite all’All-Stare Game fu Tim Duncan nell’ASG del 1998 a New York, precisamente un paio di Air Foamposite Pro Pearl, mentre Penny Hardaway vestiva le sue nuove Nike Air Penny III.

SneakerTech Foamposite 13 - Tim Duncan ASG NYC 1998 Nike Air Foamposite Pro Pearl

Sperando che questa prima puntata di SneakerTech sia stata di vostro gradimento, vi diamo appuntamento alla prossima, invitandovi anche a scrivere nella nostra pagina fb quali delle tecnologie vorreste che affrontassimo nelle prossime puntate.

Photo Credits: Complex, Nice Kicks, The Shoe Game, DTLR