Tennis & Sn’heads: tutto cominciò così

Qual è davvero la differenza tra sneaker e scarpa da tennis? Esiste una reale distinzione? Proviamo a fare chiarezza: con la formula della vulcanizzazione, tutto risulterà più chiaro. 

 

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Chiaro, no? Proviamo a semplificare.

Scarpa sportiva

La scarpa sportiva in gomma, o quella che molti genitori si ostinano a chiamare semplicemente scarpa da ginnastica, nasce con l’introduzione della gomma nell’abbigliamento e nella calzatura: dobbiamo fare un bel salto indietro nel tempo, più o meno ad inizio del 18esimo secolo (1830 circa).
All’epoca la gomma fu introdotta nelle suole delle scarpe per una resa più morbida e confortevole nelle camminate; e a quel tempo camminare era tutt’altro che fuori moda. Il primo brevetto per fissare la gomma indiana ad una scarpa fu registrato dal newyorkese Wait Webster, per sostituire pelle e legno, che troppo velocemente si disintegravano.

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No, non esistevano sneaker. All’epoca si chiamavano plimsolls (in onore di Sir Samuel Plimsoll), come la linea che, sulle imbarcazioni, segnava il massimo livello a cui poteva arrivare l’acqua quand’era completamente carica, non conoscevano differenza tra scarpa sinistra e destra ed erano decisamente una bozza rispetto alle attuali tecnologie. Si stavano comunque mettendo solide fondamenta per ciò che sarebbe venuto poi, con l’introduzione della tomaia in tela quasi cinquant’anni più tardi, attorno al 1892, quando la US Rubber Company introdusse le Keds.
Si deve attendere almeno il 1917 per sentir parlare di sneaker: il termine oggi più bistrattato, infatti, viene attribuito al pubblicitario statunitense Henry Nelson McKinney, che coniò il termine sulla base del “la gomma rende queste scarpe silenziose al punto che chiunque, indossandole, potrebbe avvicinarsi in totale silenzio e spaventare il malcapitato”. Chissà perché, vennero subito accostate ai ladruncoli di città.

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A dire il vero, la questione non è così chiara e limpida come sembra (e come ci viene presentata): l’invenzione della suola vulcanizzata, ovvero del processo di lavorazione del lattice della gomma a caldo legato chimicamente allo zolfo, si deve a Charles Goodyear (a cui deve il proprio nome l’azienda di pneumatici Goodyear): nel 1839 infatti l’inventore statunitense ha brevettato questo processo in grado di dare vita al materiale elastico e poco rigonfiabile a contatto con solventi che ancora oggi viene inserito nelle nostre scarpe.

Vogliate credere alla leggenda o no, il termine sneaker era in uso già dal 1887, quando il Boston Journal faceva riferimento alla “sneaker” come al “nome con il quale i maschi chiamano le scarpe da tennis”.
Già, ma perché scarpa da tennis?

Scendiamo in campo

Quello sportivo, ai primi del ‘900, era ancora considerato un ambiente “nobiliare”, riservato alle élite: se avevi tempo da dedicare alla pratica sportiva non lavoravi così tanto. E dunque quali sport meglio di tennis e, soprattutto, cricket rappresentavano al meglio la società altolocata di quel tempo?

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La distinzione tra le inflessioni regionali comincia a farsi sentire con forza negli anni ’50: nelle scuole statunitensi, durante le ore di ginnastica, agli alunni era richiesto di indossare sneaker ed era proibito indossare scarpe da tennis. Con il termine sneaker indicavano la scarpa con suola in gomma dal taglio alto (stile Converse All Star Hi, per intenderci), ed era la scelta più indicata per il fatto che l’allacciatura arrivava sopra la caviglia, dando più sostegno e sicurezza. Sneaker nelle scuole, dunque, perché la più indicata a svolgere gli sport da palestra (il basket su tutti), mentre la tennis shoe era riservata ai pochi bambini ricchi che potevano permettersi due paia di scarpe da ginnastica. 

Soltanto nei seguenti decenni, quando i codici delle uniformi scolastiche divennero meno stringenti, si cominciarono a vedere le sneaker ai piedi dei ragazzi quotidianamente. Gli anni ’70 portarono chiunque fosse capace e volenteroso a correre in strada, nei centri abitati o nei parchi, dando il LA alla moda del jogging (joggers le prime running shoes) e da qui a diventare una scelta di lifestyle il passo fu davvero breve.

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Ma sono sneakers o…?

Training shoes o trainers per i londinesi, joggers in Australia e tra i punk britannici, per i gallesi sono daps, runners o gutties in Canada, tennies per i sudafricani o ancora rubber shoes o canvers nelle Filippine e in Nigeria: esistono davvero infiniti modi per chiamare questa scarpa in tela con suola in gomma. 
E nel tempo ogni settore ha giocato d’astuzia ritagliando per sé nicchie di mercato, restituendo agli appassionati piccole meraviglie in pelle, in tela o in nylon, fino a raggiungere le tecnologie più avanzate che oggi conosciamo e apprezziamo.
Nulla ha il sapore di una OG, of course.