The Kobe Week • At guard, from Lower Merion HS

“I modelli tecnici destinati ai giocatori di pallacanestro hanno sempre avuto un ruolo importante nello sneaker game, legato soprattutto alle star che sul parquet ci hanno fatto sognare indossandole. La sensazione che si prova nell’indossare lo stesso modello del tuo giocatore preferito è indescrivibile, sembra quasi sia più facile imitarne l’atteggiamento ed i movimenti.  

I ricordi legati ad ogni singolo modello sono la cosa più importante, ciò che ci muove verso ogni nuovo acquisto e regala un senso speciale a questa nostra strana forma di collezionismo. Che la vostra scarpa preferita non sia mai uscita dalla scatola o sia stata consumata fino a non poterne più vedere la suola rimarrà per sempre speciale per voi e ne racconterete sempre volentieri la storia.”

Swap Meet Italia – Sneakers Expo Intro @ Airness Basketball Store, 2014

 

Parlare del ritiro di Kobe Bryant in maniera obiettiva è difficile, anche quando si prova a limitare il discorso alle sneakers. Le cose da dire sono tante ed è fin troppo facile perdersi in ricordi e dettagli, forse perché la carriera ha qualcuno di quei tratti di epicità che ben si prestano ad essere raccontati nelle pubblicità e nei video che ultimamente sono sempre di più.

Alcuni aspetti di ciò che oggi chiamiamo “sneaker game” sono figli della carriera di Kobe Bryant, dei prodotti che ha utilizzato, dei modelli che ha indossato e di come i brand hanno saputo comunicarli. Mi spiego subito.
Chi si interessa di sneakers da un po’ ricorderà facilmente quando quasi tutto ciò che era sneakers era in qualche modo legato al basket, le retro di Jordan non uscivano a grappoli ogni settimana, gli “endorser” tendevano a vestire ben sopra la loro taglia e l’interesse della maggior parte delle “sneakerheads” era puntato su modelli retro o contemporanei nati per il parquet.
Sono stati molti i modelli della signature line Nike prodotta per Kobe Bryant ad essere protagonisti di questo periodo di hype legato ai modelli tecnici da basket, i puristi continuavano a comprare i modelli anni ’80 e ’90 che diventavano “retro”, chi era di mentalità più aperta o qualche anno più giovane campeggiava o spendeva somme impossibili per l’ultima Kobe di natale o l’ultima esclusiva per gli USA (quando andava bene) o per qualche NikeTown sperduto (quando andava male). La linea Kobe rappresenta bene anche la resa dei collezionisti all’esponenziale aumento dei prezzi, spesso le uscite fissavano nuovi standard di prezzo a cui il resto del mercato si allineava. Diventava normale avere retail a $150 o $160, l’evoluzione tecnologica e la bellezza dei modelli giustificavano il sacrificio, l’aumento del numero di release fu di certo più difficile da digerire, ma l’ossessione ha fatto la sua parte togliendo i pochi dubbi di chi si preparava ad un nuovo acquisto.

Nel corso degli anni il lavoro dei pubblicitari di Nike non dev’essere stato poi così difficile, la carriera di Kobe è scandita da momenti che profumano di leggenda, sembrano svolgersi secondo un copione creato per gli spot. L’idolatria e lo spirito di emulazione credo siano state una delle principali ragioni di sellout per le sneakers di Kobe, “It’s gotta be the shoes” è una tagline nata per un noto collega, ma ben si adatta anche al figlio di Jellybean.
L’aver esordito durante la fase finale della carriera di MJ è stato uno dei grandi fardelli di Kobe Bryant ma, secondo me, anche un grande regalo. “His Airness” e ‘Fro-be hanno condiviso i parquet per due anni (più altri due a inizo 2000), uno stava per terminare (forse) una stupenda carriera in cui aveva fatto vedere l’impossibile, l’altro aveva appena cominciato a far vedere che le potenzialità per alzare l’asticella c’erano eccome.
Kobe Bryant ha avuto l’enorme fortuna di essere incoronato da MJ e da molti suoi fan come l’erede del GOAT nella prima parte della sua carriera e come chi più vicino era arrivato al modo di giocare di MJ nella seconda parte, in cui i suoi spettatori erano (come me) persone cui la giovane età aveva privato la gioia di vedere il 23 preparare il basket per il ventunesimo secolo. Capite la responsabilità?

And now, on your feet, is time to greet, at guard, 6’6″ from Lower Merion High School, number 24, Kobe Bryant.

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