Vans Sk8-Hi, 50 anni tra tavola e palco

California, 1978. Un luogo ed una data come incipit di questa storia, che, anche se datata, ci parla di innovazione e inventiva, due parole che a casa Van Doren conoscono bene.

Procediamo per gradi. Come detto qualche riga sopra il punto di partenza è il ’78 che, oltre a vedere la messa in onda del primo episodio della serie “Dallas”, dà i natali ad un altro prodotto Made in USA destinato a diventare un’icona indiscussa per generazioni e correnti. Come magari qualcuno potrebbe aver già intuito, stiamo parlando di Sk8-hi: icona, simbolo, marchio di fabbrica dell’universo Vans.
Dopo questa piccola parentesi storica volgiamo l’attenzione a quello che è l’argomento in questione: la nostra SK8-hi appunto. Inizialmente chiamata con il nome di Style #38, per chi non lo sapesse tutti i modelli iconici di Vans alla loro nascita erano definiti da un numero (esempio Old Skool inizialmente Style #36), la SK8-hi costituiva la primissima scarpa hi-top del brand e, come se la carica innovativa non fosse sufficiente, si presentava anche come la prima scarpa per lo skate e BMX pensata dagli skater stessi, divenendo così quella che oggi possiamo definire scarpa “tecnica” indicata per gli sport estremi.

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 La sua nascita deve quindi essere messa in stretta relazione con i tempi ed i mutamenti che lo skate stava subendo in quel decennio: ormai superata l’iniziale fase di “alternativa” al surf fatta solo di downhill e tavole piccole, lo skateboard, a cui Vans era legata a doppio filo fin dalla sua nascita, aveva ormai preso una sua direzione, configurandosi come uno sport a tutti gli effetti con i suoi protagonisti, il suo stile, i suo protagonisti di cui qui nominiamo “solo” Steve Caballero (dando per scontato che tutti lo conoscano) e, nondimeno, la sua moda. L’abitudine di andare per piscine vuote era ormai talmente consolidata che non era più sufficiente a contenere la carica innovativa che si stava delineando, e così vediamo emergere park e strutture pronte ad accogliere trick sempre più spinti e sempre più alti.

Pensata quindi originariamente per i “vert”, che ormai avevano fatto dell’ “off the wall” uno stile di vita in tutti i sensi, grazie al suo taglio alto la scarpa era progettata per proteggere le caviglie dagli urti con la tavola e dare maggiore stabilità tanto in fase di atterraggio quanto di caduta. A livello tecnico la scarpa racchiudeva le classiche caratteristiche: suola waffle vulcanizzata, che fin dal ’66 garantiva massima durevolezza e grip sulla tavola, parti rinforzate in suede nei punti di maggior abrasione quali la punta, il tallone e ovviamente pannelli laterali e passalacci.

Altro tratto caratteristico del modello, e ovviamente del brand, era la cosiddetta “Jazz Stripe” che faceva la sua comparsa sul fianco della scarpa rendendola così immediatamente riconoscibile.

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Fin da subito però oltre all’uso sulla tavola la Sk8-hi strinse un legame ugualmente stretto e viscerale con un’altra realtà: quella della musica. Il rapporto con la musica è iscritto nel DNA non solo della Sk8-hi, ma del brand Vans in generale, forse tanto quanto lo skate.

Infatti venne inglobata in una moltitudine di sottoculture e movimenti che vedevano la musica come denominatore comune: punk, rock, hardcore assimilarono il modello distribuendolo equamente tanto sui palchi ai piedi di personaggi del calibro di Henry Rollins (che non ha mai fatto mistero della sua passione per Vans), quanto tra i fan che sgomitavano ai concerti.

Il dualismo che si venne a creare crebbe a tal punto che in molti casi per celebrare questo rapporto furono gli stessi gruppi a mettere mano sulle Sk8-hi “brandizzando” i pannelli laterali e creando vere proprie icone (che in qualche caso è possibile osservare all’interno di qualche Vans Store come fossero pezzi d’arte e ovviamente di storia, solo per esposizione si intende). Iron Maiden, Slayer, Metallica tanto per citare solo “qualche” nome di chi con il proprio marchio ha contribuito a rendere ancora più iconico questo modello.

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Skate, musica, arte, i contesti e le occasioni in cui le Sk8-hi hanno fatto la parte della tela bianca pronta ad accogliere idee ed influenze sono davvero innumerevoli. Citare la partecipazione di brand e artisti nel rendere ancora più iconiche queste “scarpe” trasformerebbe il tutto in un mero elenco, ma invitiamo tutti gli interessati a fare un giro sul web anche solo per ammirare i lavori in partnership con Supreme, nei quali (così completiamo il discorso musicale) le copertine di album di gruppi quali Bad Brains o Public Enemy sono state utilizzate per adornare la tomaia della sneaker in questione.

Chiudiamo queste brevissima e purtroppo (per questioni di spazio) lacunosa storia con qualche considerazione di parte colpevolmente sentimentale: se dopo 38 anni ed essere sopravvissuta a mode, cambiamenti, crisi e chi più ne ha più ne metta è ancora qui, sugli scaffali, ma ancora di più ai piedi davvero di chiunque forse un motivo c’è. Non ci sono motivi per cui non ne dobbiate avere almeno un paio anche voi!