Vertebre e Muscoli: storia del design della Air Max ’95

In concomitanza con la vicina riedizione della Air Max 95 Neon, Nike ci offre un’approfondita analisi ad opera del suo designer Sergio Lozano, circa la sua storia ed il concept dietro la scarpa.

Proprio come per l’Air Max 1, il cui design fu ad opera di Tinker Hatfield, Sergio incontrò non poca resistenza durante il percorso che l’ha portato ad ultimare il suo capolavoro. E’ (molto) spesso il destino di design complessi da comprendere perchè avanti per il loro tempo; spingere un passo più in là i limiti, sia in termini di design che di materiali e tecnologie, non è sempre cosa immediatamente comprensibile ai più.

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La caratteristica principle del design della tomaia, cioè le striature undulate che corrono e si sovrappongono ai lati della scarpa, nacquero (ancora prima che gli venisse assegnato il progetto della ’95) pensando alle pareti del Grand Canyon; ed ai pattern creati dalla natura nel millenario processo di erosione delle medesime. Come ricorda Lozano: ”[…] Iniziai a immaginare il processo della pioggia che erodeva la terra e pensai che sarebbe stato interessante se l’erosione avesse rivelato il prodotto perfetto”. Volendo tracciare un parallelismo con la storia di Nike, quella espressa da Lozano è una filosofia destrutturante a mio avviso estremamente simile a quella adoperata da Tinker Hatfield quando rese l’Air visibile nel 1987 in seguito ad una visita al Centre Pompidou di Parigi. Spogliare e semplificare il design ”scavando” (in questo caso erodendo) ed infine ”esponendo l’anima” della scarpa.
Per quanto riguarda l’intersuola, si decise di spingere al massimo con i cuscinetti d’aria visibili portandoli anche all’avampiede, scelta fondamentale che influenzerà in maniera decisiva i successivi venti anni di modelli Nike Air.

Retroscena molto interessante, fu proprio Tinker a dare il LA alla caratterizzazione del design. Soleva dire: “Ok, questo design è davvero impattante, ma qual è la tua storia?” Lozano trovò la risposta in alcuni libri di anatomia che si trovavano nella libreria Nike: associando costole, vertebre, muscoli e pelle umana agli elementi essenziali della sneaker,cercò i nessi per collegare il tutto ed inventare un solido background al design della scarpa.

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Lozano seppe perseverare con il progetto, che passò attraverso numerose variazioni e revisioni, prima della sua definitiva accettazione. Basti pensare che a proposito della prima revisione insieme al team design Nike, Sergio rivela che “c’era chi le amava e chi invece le odiava, ma quando ottieni quel tipo di reazione emotiva, tu sai di essere sul punto di scoprire qualcosa”.

Va ricordato inoltre che Sergio incontrò due grandi difficoltà: il primo era quello di scontrarsi con una legacy monumentale come quella di Nike running, portando avanti un design totalmente differente rispetto ai suoi illustri predecessori. Il secondo era il provenire da altri ambienti di sviluppo, avendo lavorato per Acg e Nike Tennis. Se a questo si aggiunge che il momento non era dei più rosei per il dipartimento running Nike in quanto il periodo era decisamente favorevole a Nike Basketball (basti pensare che in quegli anni uscivano Jordan X, Zoom Flight, CB Mid di Charles Barkley, eccetera), allora si può considerare il concepimento di Am ’95 come un piccolo miracolo di Portland.

Finalizzato il design, la scelta inusuale di posizionare lo swoosh nella parte finale della sneaker, quasi a suggellare il capolavoro. D’altronde non sarebbe stato possibile uno swoosh di grandi dimensioni nella parte centrale della tomaia senza modificare in maniera sostanziale tutto il design ondulato della tomaia per il quale tanto avevano lottato in sede di progettazione.
Per quanto riguarda la colorazione, si scelse di optare per un colore-il grigio- che a detta dei quadri Nike non vendeva ed andava evitato: ancora una volta Sergio ed il suo team prendono una decisione coraggiosa, applicando un gradiente nero/scala di grigi per minimizzare gli effetti dell’usura e dello sporco causate dall’attività di running nelle piste e nei tracciati del piovoso Oregon.

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A conti fatti la scommessa di Lozano, guardando indietro venti anni dopo, ha rappresentato un tassello fondamentale, uno snodo decisivo da cui si sono diramati nuovi approcci al running da parte dei team di designer Nike. La prova del tempo gli ha sicuramente dato ragione dal momento che l’AM95 è diventata un’icona, adottata dalle più svariate sottoculture urbane nel corso di questi venti anni.

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